Investimenti sostenibili

Stewardship, come gli investitori usano voto e dialogo per influenzare le società quotate

Statuine su pile di monete osservate attraverso una lente d’ingrandimento

La stewardship è l’attività con cui un investitore vigila sulle società in cui ha investito, dialoga con il management e vota in assemblea: come funziona e quali strumenti restano quando il dialogo non basta

La stewardship è l’insieme delle azioni con cui un investitore istituzionale controlla le società di cui possiede le azioni, dialoga con il management e vota nelle assemblee, per tutelare il valore del patrimonio che gestisce per conto di altri.

Da dove nasce il concetto

L’idea si è affermata dopo la crisi finanziaria del 2008, quando è emerso che molti grandi azionisti avevano guardato i bilanci senza intervenire. Il Regno Unito ha varato nel 2010 il primo codice di stewardship; in Europa la direttiva sui diritti degli azionisti (Shareholder Rights Directive II) ha poi imposto a investitori istituzionali e gestori di pubblicare una politica di impegno. In Italia Assogestioni, l’associazione del risparmio gestito, ha elaborato principi propri per l’esercizio del voto e del dialogo con le società quotate.

Dialogo e voto

Il dialogo, chiamato engagement, è il confronto diretto con il consiglio di amministrazione e il management su strategia, rischi, governance e temi ambientali e sociali. Il voto in assemblea riguarda la nomina degli amministratori, le politiche di remunerazione e le operazioni straordinarie. Per analizzare centinaia di delibere a ogni stagione, molti gestori si appoggiano ai proxy advisor, società che studiano gli ordini del giorno e formulano raccomandazioni di voto.

Un esempio tipico: un gestore vota contro una politica di remunerazione che premia il vertice a prescindere dai risultati. Se il voto contrario raccoglie una quota rilevante dei diritti di voto, la società di solito apre un confronto.

Quando il dialogo non basta

Gli strumenti si irrigidiscono per gradi: dichiarazioni pubbliche, voto contrario ai singoli consiglieri, presentazione di liste di minoranza per il rinnovo del consiglio di amministrazione, che in Italia gli investitori istituzionali possono depositare, fino alla vendita dei titoli.

Perché interessa anche al risparmiatore

Fondi ed Etf votano per conto dei sottoscrittori, e i gestori pubblicano la politica di voto e un rendiconto annuale sull’attività svolta. Per un Etf passivo, che deve tenere in portafoglio i titoli dell’indice, la vendita di una società deludente non è un’opzione: voto e dialogo diventano quindi gli strumenti principali per incidere. Resta da verificare, caso per caso, se l’impegno dichiarato si traduce in voti concreti.

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