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Stablecoin in euro, che cosa cambia con il regolamento Mica

Simbolo dell’euro in versione digitale, a rappresentare le stablecoin ancorate alla moneta unica

Perché le stablecoin in euro stanno prendendo il posto di quelle in dollari sul mercato europeo, e quali garanzie il regolamento Mica chiede a chi le emette

Una stablecoin è un token ancorato generalmente a un amoneta a corso legale e che quidni dovrebbe mantenere stabile il suo valore. Dal 2024, in Europa, questo ancoraggio deve rispettare il regolamento Mica.

Una moneta che promette di non muoversi

Le criptovalute tradizionali oscillano perché il loro prezzo dipende solo dall’incontro fra domanda e offerta. Una stablecoin punta invece a restare ancorata a una valuta ufficiale, e per farlo chi la emette tiene da parte attività che coprono i token in circolazione.

L’ancoraggio non è automatico. Regge finché il mercato crede che quelle riserve esistano davvero e siano liquidabili in fretta. Quando quella fiducia si incrina, il token si stacca dal valore promesso, e in passato è già accaduto.

Che cosa chiede il regolamento Mica

Il regolamento europeo sui mercati delle cripto-attività ha trasformato la promessa in obbligo. Chi emette una stablecoin in euro destinata al pubblico europeo deve essere un soggetto autorizzato e vigilato, pubblicare un documento informativo e mantenere riserve separate dal proprio patrimonio.

Il punto più rilevante per chi detiene il token è il diritto di rimborso: l’emittente è tenuto a restituire il valore nominale in qualsiasi momento e senza costi. In cambio, le regole vietano di riconoscere interessi sulle somme depositate, perché altrimenti lo strumento assomiglierebbe troppo a un deposito bancario senza averne le tutele.

Perché i token in dollari stanno lasciando il mercato europeo

Le stablecoin più diffuse al mondo sono ancorate al dollaro e sono nate fuori dal perimetro europeo. Adeguarsi a Mica comporta scelte societarie e patrimoniali che non tutti gli emittenti hanno voluto compiere, e le piattaforme che operano in Europa hanno progressivamente rimosso i token non conformi.

Il caso più visibile è quello di Revolut, che ha completato entro il 31 agosto 2026 l’uscita di Usdt dalla propria offerta al pubblico europeo e ha avviato in parallelo, dal 26 agosto, la distribuzione di una stablecoin in euro chiamata EURR, partendo da Danimarca, Polonia e Portogallo.

Chi emette e chi distribuisce non sono lo stesso soggetto

È la distinzione che conta di più quando qualcosa va storto, e quasi nessuno la evidenzia. Nel caso appena citato il token è emesso da Bridge Building, entità lussemburghese della società di infrastrutture per i pagamenti Bridge, controllata da Stripe. Revolut lo distribuisce ai propri clienti attraverso una società autorizzata a Cipro.

Chi risponde del rimborso è l’emittente, non l’applicazione da cui il token viene acquistato. Prima di detenere una stablecoin conviene quindi sapere chi la emette, dove è vigilato e con quali attività è coperta.

Quello che il bollino europeo non copre

Una stablecoin conforme resta uno strumento privato. Non è moneta legale, nessuno è obbligato ad accettarla in pagamento e non gode della garanzia pubblica sui depositi che copre fino a 100mila euro i conti correnti bancari.

Mica riduce il rischio che l’emittente sia una scatola vuota, ma non lo azzera e non trasforma il token in un conto in banca. È una differenza di natura, non di grado.

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