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Obbligazioni, il rischio ora è sulle scadenze lunghe

Azioni e obbligazioni

L’asta dei trentennali americani ha spuntato il rendimento più alto dal 2001. Per Ubs Gwm le scadenze lunghe restano il punto debole del reddito fisso, mentre T. Rowe Price spiega perché l’oro sta pagando il conto dei tassi reali

Chi ha in portafoglio obbligazioni con scadenze lunghe sta perdendo terreno. I rendimenti dei titoli di Stato a lunga scadenza sono saliti con forza negli ultimi giorni, e l’asta dei trentennali del Tesoro americano ha spuntato il rendimento più alto dal 2001. La parte breve della curva, invece, è rimasta relativamente stabile.

L’asta dei titoli del Tesoro americano a 30 anni ha prodotto il rendimento più alto dal 2001

Il messaggio per il risparmiatore è meno drammatico di quanto sembri. Ma cambia il punto della curva in cui conviene posizionarsi.

Perché le scadenze lunghe fanno più male

Sul tratto lungo si concentrano tre problemi insieme: i timori sui disavanzi pubblici, l’incertezza sull’inflazione e una liquidità più bassa rispetto alle scadenze ravvicinate. È la combinazione che ha spinto i rendimenti verso l’alto e, di conseguenza, i prezzi verso il basso.

Mark Haefele, chief investment officer di Ubs Global Wealth Management, non ne ricava però una bocciatura del reddito fisso. Il rialzo sulla parte lunga non invalida l’opportunità di investire in obbligazioni di qualità: sposta soltanto il baricentro verso le scadenze brevi e medie.

Dove conviene stare oggi

Segmento Indicazione di Ubs Gwm Perché
Obbligazioni di qualità a breve e media scadenza Preferite Rendimenti d’ingresso interessanti e minore esposizione ai timori fiscali
Scadenze lunghe Più esposte Disavanzi pubblici, incertezza sull’inflazione, liquidità inferiore
Duration in area euro Margini per allungare Contesto diverso da quello americano
Credito emergenti e high yield Solo in modo selettivo Per chi cerca fonti di rendimento più diversificate

Un dettaglio conta più degli altri: i rendimenti d’ingresso sono storicamente una buona indicazione del rendimento totale che l’investitore porta a casa. Chi compra oggi un titolo solido a due o tre anni sa già, con buona approssimazione, quanto incasserà.

Accanto alle obbligazioni restano sul tavolo, con la dovuta selezione, il credito dei mercati emergenti, l’high yield e le azioni che distribuiscono dividendi generosi.

L’oro paga il conto dei tassi reali

Il secondo effetto del rialzo si vede sull’oro. Storicamente il metallo giallo si muove in direzione opposta ai tassi reali: quando salgono, il prezzo scende.

A spingere le attese verso l’alto è stato il tono restrittivo del nuovo presidente della Federal Reserve, deciso a costruirsi credibilità nelle prime fasi del mandato. Resta da capire se alle parole seguiranno i fatti. Se la Fed si rivelasse più accomodante di quanto il mercato si aspetta, l’oro potrebbe rimbalzare.

Pesa anche il petrolio. Prezzi più alti alimentano l’inflazione, l’inflazione alimenta le attese di tassi più elevati, e il cerchio si chiude di nuovo sul metallo giallo.

Sul lungo periodo, però, la tesi non cambia. «La precedente debolezza del metallo giallo sembra essere più strettamente legata a una fase di breve periodo caratterizzata dalle preoccupazioni per l’aumento dei tassi reali – spiega Rick de los Reyes, head of commodities e gestore della divisione azionaria globale di T. Rowe Price -, piuttosto che a un deterioramento delle prospettive di investimento di lungo termine».

Il ragionamento è lineare. Debito pubblico e deficit non stanno scendendo, e potrebbero anzi crescere per effetto di nuove spese militari. Finché resta questo lo sfondo, l’oro conserva la sua funzione di copertura contro la svalutazione delle valute.

Che cosa cambia per chi ha già i titoli in portafoglio

Chi detiene obbligazioni lunghe e può portarle a scadenza incassa comunque cedole e capitale: la perdita è sul prezzo di mercato, non sul flusso. Il problema riguarda chi deve vendere prima, o chi sta decidendo adesso dove mettere denaro nuovo.

Per questi ultimi la strada indicata è quella delle scadenze corte e intermedie di emittenti solidi, con l’oro relegato al ruolo che gli è proprio: una quota contenuta di portafoglio, tenuta lì per gli anni difficili e non per il rendimento dei prossimi mesi.

Per approfondire

 

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