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Rally Bitcoin, a comprare sono stati gli short

Monete di Bitcoin su una mappa del mondo digitale

In una settimana il prezzo è salito di quasi il 20 per cento, fino a 76mila dollari. Ma dietro la corsa ci sono oltre 2 miliardi di posizioni ribassiste liquidate: le analisi di eToro e CoinShares

Il rally di Bitcoin vale quasi il 20% in sette giorni e ha riportato il prezzo sopra i 76mila dollari, la migliore settimana da febbraio 2024. Prima di inseguirlo conviene però capire chi lo ha prodotto: per buona parte investitori costretti a comprare per chiudere scommesse al ribasso, non nuovi compratori convinti.

Che cosa ha acceso il rally di Bitcoin

La scintilla è arrivata dai tassi. La decisione del Tesoro americano di raddoppiare i riacquisti di Treasury a lunga scadenza ha spinto al ribasso rendimenti e dollaro, migliorando il contesto per gli asset più sensibili alla liquidità.

Ci si è messa anche la politica. Il presidente americano, Donald Trump, ha ricevuto alla Casa Bianca i rappresentanti dell’industria delle criptovalute e ha sollecitato il Senato a procedere con il Clarity Act, mentre la Sec ha proposto esenzioni dalla normativa sui titoli per alcune emissioni di token.

Il quadro macro fa il resto. «L’ultimo rally di Bitcoin è guidato soprattutto da fattori macro, più che da dinamiche specifiche del mercato crypto – osserva James Butterfill, head of research di CoinShares -. Un indice dei prezzi al consumo inferiore alle attese e dati più deboli sul mercato del lavoro hanno riacceso le aspettative di una Fed meno restrittiva».

La benzina degli short è quasi finita

Qui sta il punto che il risparmiatore rischia di non vedere. Dal 19 agosto sono stati liquidati oltre 2 miliardi di dollari di posizioni ribassiste su Bitcoin nel mercato dei perpetual future. Allargando lo sguardo all’intero comparto, le posizioni a leva spazzate via in ventiquattro ore hanno superato i 3 miliardi.

Tradotto, una fetta importante della prima gamba del rialzo è arrivata da chi era short ed è stato costretto a ricomprare. «La molla si è scaricata. Adesso bisogna capire chi la sta spingendo», scrive Gabriel Debach, market analyst di eToro, che nove giorni fa aveva segnalato la compressione estrema della volatilità come premessa di un movimento imminente.

Oltre 2 miliardi di dollari di posizioni ribassiste liquidate dal 19 agosto: è da lì che è partita la corsa, non da una nuova ondata di acquisti

Gli Etf tornano positivi, ma il recupero è parziale

Il segnale più interessante arriva dai fondi quotati. Dopo aver raccolto 35,2 miliardi nel 2024 e 21,4 miliardi nel 2025, gli Etf spot americani sul Bitcoin hanno accumulato nel 2026 un saldo ancora negativo per 3,2 miliardi. Il punto più basso nel secondo trimestre, quando sono usciti quasi 5 miliardi.

Il terzo trimestre interrompe la sequenza: luglio e agosto hanno registrato entrambi afflussi, per un saldo positivo di circa 2,25 miliardi. Che però equivale ad appena un terzo dei 6,6 miliardi usciti nei tre trimestri precedenti e a un quarto della raccolta trimestrale media del 2024. Solo tra lunedì e giovedì gli Etf hanno incassato oltre 1,6 miliardi, la settimana migliore da ottobre 2025.

Etf spot Usa su BitcoinRaccolta netta
2024+35,2 miliardi di dollari
2025+21,4 miliardi
2026, saldo da inizio anno-3,2 miliardi
Terzo trimestre 2026+2,25 miliardi

Il quadro dei prodotti quotati sugli asset digitali è simile: 1,3 miliardi raccolti da inizio settimana, di cui circa 715 milioni nella sola giornata di mercoledì, il dato giornaliero più alto dal 1° maggio. E anche i grandi detentori si sono rimessi in moto, con circa 43.000 Bitcoin accumulati negli ultimi due mesi.

Il muro degli 80mila dollari

Sopra il mercato c’è un ostacolo che non è soltanto tecnico. Il prezzo medio di carico stimato di chi è entrato attraverso gli Etf americani si aggira sugli 82.500 dollari: una parte consistente di quel capitale è quindi ancora in perdita nonostante il recupero.

Avvicinarsi al pareggio può produrre due reazioni opposte. Chi ha sopportato mesi di rosso può decidere di uscire appena recuperato il capitale, oppure il ritorno sopra quelle soglie può convincere altri che la fase peggiore sia alle spalle. Per CoinShares l’area degli 80mila resta una resistenza importante e un breakout duraturo appare improbabile nei prossimi dodici mesi.

Gli indicatori raccontano un mercato surriscaldato nel breve. Bitcoin ha superato la banda superiore di Bollinger, poco sopra i 72mila dollari, e l’Rsi giornaliero è salito oltre quota 84. Dopo quasi tre mesi passati fra 60mila e 70mila, il pendolo si è spostato all’estremo opposto in pochi giorni.

Che cosa guardare adesso

Il primo appuntamento è Jackson Hole, dove i mercati cercheranno conferme sull’orientamento più accomodante che stanno già prezzando. Butterfill invita però a non leggere i riacquisti del Tesoro come una buona notizia strutturale: alleggeriscono la parte lunga della curva, ma vanno finanziati con nuove emissioni a breve, accorciando la vita media del debito e rendendo i conti pubblici americani più esposti alle mosse della Fed.

Per chi guarda al proprio portafoglio la sintesi è meno spettacolare del titolo di giornale. Gli short hanno acceso il movimento, la domanda vera sta solo cominciando a rientrare e la soglia degli 80mila dirà se il ritorno è strutturale o un rimbalzo di fine estate. Resta l’asset più volatile della cassetta degli attrezzi, da dimensionare di conseguenza.

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