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Bitcoin, a spingere la domanda sono stati gli Etf

Monete di bitcoin su una superficie dorata

La domanda di Bitcoin si è riaccesa in quattro sedute: 3 miliardi di dollari di posizioni corte liquidate e nove giornate consecutive di raccolta positiva sugli Etf spot statunitensi

di Roberto Rossignoli, senior portfolio manager di Moneyfarm

Roberto Rossignoli, senior portfolio manager di Moneyfarm
Roberto Rossignoli, senior portfolio manager di Moneyfarm

La domanda di Bitcoin è tornata dove nessuno la aspettava più. A metà agosto la criptovaluta quotava circa 63.500 dollari, il 49% sotto il picco dell’ottobre 2025, dopo dieci mesi di ribasso. La volatilità a 30 giorni era scesa al 27% annualizzato, sotto la media storica, e gli scambi diretti erano tra i più bassi mai registrati.

Il posizionamento era depresso: gli investitori si proteggevano da ulteriori cali e alcuni detentori di lungo periodo vendevano.

Perché la domanda di Bitcoin si è riaccesa

In appena quattro sedute Bitcoin è passato da circa 62.800 a un massimo di 79.241 dollari. Nel mercato crypto sono state liquidate posizioni corte per circa 3 miliardi, di cui 1,7 miliardi su Bitcoin.

Allo stesso tempo l’open interest è diminuito di quasi il 9%. È il dettaglio che conta: il rialzo è stato sostenuto soprattutto dalla chiusura di posizioni short, non dall’ingresso di nuova leva finanziaria.

A quella dinamica si è affiancata una domanda spot effettiva. Gli Etf spot statunitensi su Bitcoin hanno registrato afflussi per 517 milioni il 19 agosto e 606 milioni il giorno successivo, con nove giornate consecutive di raccolta positiva fino al 27 agosto.

Il rimbalzo si è poi esteso agli altri principali asset digitali. Ether è salito di circa un terzo ad agosto, sovraperformando Bitcoin. Solana ha guadagnato il 61,8% entro la fine di settembre, dopo dieci mesi consecutivi di ribassi, mentre Xrp è cresciuto di oltre il 45% tra l’inizio di agosto e la fine di settembre.

Fed e Tesoro tirano in direzioni opposte

Il 16 settembre la Federal Reserve ha alzato i tassi per la prima volta in oltre tre anni, di 25 punti base, al 3,75-4%. La reazione di Bitcoin è stata contenuta, da circa 75.400 a 76.300 dollari, perché la mossa era già nei prezzi da due settimane.

Il tono delle comunicazioni della Fed si è fatto più restrittivo, anche se i dati su occupazione e prezzi lo giustificano solo in parte.

Il 19 agosto il Tesoro statunitense ha annunciato il raddoppio dei riacquisti di titoli con scadenza tra 10 e 30 anni, da 2 a 4 miliardi per operazione, nel periodo compreso tra il 9 settembre e il 4 novembre. Il mercato crypto ha reagito subito, e l’annuncio ha coinciso con l’avvio della sequenza di afflussi negli Etf.

Ne esce una combinazione insolita: la Fed restringe le condizioni finanziarie sul tratto breve della curva, il Tesoro prova a contenere il tratto lungo con i propri strumenti.

Anche le correlazioni raccontano questo quadro. Il legame tra Bitcoin e oro è salito ai massimi dall’inizio dell’anno, quello con il dollaro resta negativo, e la relazione con le attese sulle future decisioni della Fed si è invertita: oggi un numero inferiore di tagli attesi è un segnale favorevole per Bitcoin.

Il quadro normativo resta nelle mani delle autorità

Il 15 settembre il disegno di legge Clarity sulla struttura del mercato non ha superato il voto procedurale al Senato. Senza una legge, il quadro statunitense continua a dipendere dall’azione dei regolatori.

Sono già arrivate l’interpretazione congiunta di Sec e Cftc di marzo, secondo cui la maggior parte delle cripto-attività non costituisce un titolo finanziario, la proposta della Sec di un regime di offerta denominato Regulation Crypto Assets e la prosecuzione delle approvazioni degli Etf.

Le norme delle agenzie si introducono più rapidamente di una legge, ma sono meno durature: una futura amministrazione può modificarle con facilità. Poiché dopo novembre il controllo del Congresso sarà probabilmente diviso, la prossima finestra legislativa realistica si aprirà con il nuovo Congresso.

Che cosa significa per il portafoglio

Ad agosto i flussi di capitale sono tornati in territorio decisamente positivo, nel mese più forte per le allocazioni statunitensi da gennaio. Anche gli investitori europei hanno mostrato un rinnovato interesse, pur restando una quota ridotta dell’attività globale.

È ancora presto per parlare di un cambiamento strutturale di regime, e l’asset class conserva una natura fortemente idiosincratica. Bitcoin, però, continua a comportarsi come un asset in larga parte decorrelato, in una fase in cui il rischio macroeconomico si concentra nella crescente dipendenza del mercato azionario dal tema dell’intelligenza artificiale.

Per chi costruisce un portafoglio, è questo il punto di interesse: non la direzione del prezzo, ma il contributo alla diversificazione. Con la cautela che la volatilità dell’asset impone sulle dimensioni della posizione.

Per approfondire

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