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Quarto trimestre, i quattro nodi che muovono i mercati

Quarto trimestre, outlook sui mercati finanziari

Nel quarto trimestre i mercati si giocano su quattro fronti: le elezioni di mid-term negli Stati Uniti, i conti pubblici di Londra e Parigi, l’Iran e gli utili societari

di Anthony Willis, senior economist di Columbia Threadneedle Investments

Anthony Willis, senior economist di Columbia Threadneedle Investments
Anthony Willis, senior economist di Columbia Threadneedle Investments

Quattro fattori sono destinati ad avere un impatto significativo sui mercati finanziari nel quarto trimestre del 2026: la politica statunitense, le politiche fiscali nel Regno Unito e in Francia, gli sviluppi legati all’Iran e le prospettive sugli utili societari. Nel complesso delineano uno scenario in cui i rischi politici e inflazionistici restano elevati, ma il contesto economico di fondo continua a offrire sostegno.

Il voto americano e il peso del deficit

Le elezioni di mid-term negli Stati Uniti, in programma all’inizio di novembre, potrebbero modificare in modo significativo gli equilibri di potere a Washington. Le attese indicano che i Democratici potrebbero conquistare il controllo della Camera dei Rappresentanti, mentre la competizione per il Senato rimane più incerta.

Un eventuale controllo democratico del Congresso porrebbe maggiori vincoli all’agenda politica del presidente Donald Trump e sottoporrebbe le decisioni della Casa Bianca a un controllo più stringente. Non determinerebbe necessariamente un’immediata modifica dell’orientamento fiscale, ma potrebbe incidere sulla direzione e sull’attuazione della politica interna.

Il ricorso all’indebitamento pubblico resta insolitamente elevato per questa fase del ciclo. Il deficit si attesta su livelli più comunemente associati a una fase recessiva, nonostante l’economia sembri essere cresciuta a un tasso annualizzato superiore al 4% nel terzo trimestre. I recenti rialzi dei rendimenti dei titoli di Stato statunitensi riflettono soprattutto il rischio inflazionistico, più che timori immediati sulla sostenibilità del debito.

Londra e Parigi sotto osservazione

Anche in Europa la politica fiscale sarà monitorata da vicino. Nel Regno Unito il Budget di fine ottobre attirerà molta attenzione. Il Cancelliere dispone di margini di manovra limitati, perché l’aumento dei rendimenti obbligazionari fa crescere il costo del servizio del debito e riduce lo spazio fiscale. Uno stimolo macroeconomico significativo appare improbabile: l’attenzione sarà più verosimilmente rivolta a incrementi fiscali marginali.

La Francia affronta una combinazione altrettanto complessa, fatta di un ampio deficit di bilancio e di una forte frammentazione politica. Il disavanzo rimane superiore al 5% del Pil, mentre i tentativi di ridurlo incontrano resistenze sia a sinistra sia a destra. Per gli investitori la preoccupazione immediata è che il limitato consenso politico continui a esercitare pressione sui titoli di Stato francesi. L’avvicinarsi delle elezioni presidenziali aggiunge incertezza oltre il quarto trimestre.

L’incognita iraniana

Gli sviluppi geopolitici legati all’Iran rappresentano una terza fonte di rischio. La ripresa dei colloqui indiretti con gli Stati Uniti è un segnale incoraggiante, ma i progressi verso un accordo duraturo appaiono limitati. Permangono divergenze importanti sui termini di un’eventuale intesa e resta incerta la normalizzazione delle principali rotte commerciali ed energetiche.

Questa incertezza non è ancora pienamente riflessa nei prezzi delle materie prime. Nuove interruzioni potrebbero alimentare le pressioni inflazionistiche, complicare le prospettive sui tassi e accrescere la volatilità sui mercati obbligazionari.

Gli utili restano il contrappeso

Le prospettive sugli utili societari sono l’elemento più costruttivo. I risultati del 2026 sono stati finora solidi, con una crescita superiore alle attese sia per diffusione fra i settori sia per entità. La stagione dei conti del terzo trimestre parte nelle prossime settimane e le attese suggeriscono che la tenuta possa proseguire.

La solidità degli utili dovrebbe sostenere la propensione al rischio. Ma la resilienza dell’attività economica offre anche alle banche centrali più spazio per mantenere un orientamento restrittivo, o per alzare ancora i tassi se le pressioni inflazionistiche non si attenuano. I mercati potrebbero quindi dover convivere con tassi elevati più a lungo, pur in presenza di fondamentali societari robusti.

Le prospettive complessive restano costruttive. Sviluppi politici, vincoli fiscali e tensioni geopolitiche possono generare fasi di volatilità, soprattutto sui tassi e sull’obbligazionario. La combinazione di attività economica resiliente e utili solidi suggerisce però che l’economia globale resti ben posizionata per assorbire condizioni monetarie più restrittive. Se il contesto geopolitico o macroeconomico dovesse deteriorarsi in misura significativa, questa valutazione andrebbe rivista.

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