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Mutuo a tasso variabile, due settimane per ripararsi

Modello di casa accanto a un mazzo di chiavi

Il 10 settembre la Bce torna a decidere e i verbali di luglio lasciano pochi dubbi sulla direzione. Per chi ha un mutuo a tasso variabile la surroga resta gratuita

Il 10 settembre il consiglio direttivo della Bce si riunisce di nuovo e un altro rialzo dei tassi è l’ipotesi più probabile. Per chi ha un mutuo a tasso variabile significa una rata più pesante già in autunno. Il tempo per valutare il passaggio al fisso, però, non è ancora scaduto.

Cosa dicono i verbali della Bce

Il documento è uscito il 27 agosto e racconta una riunione, quella del 22 e 23 luglio, molto più combattuta di quanto lasciasse intendere la decisione finale di lasciare i tassi fermi.

Dai resoconti emerge che alcuni membri del consiglio non si sarebbero opposti a un aumento già a luglio, e che un ulteriore intervento appariva probabile a meno di un netto miglioramento del quadro sull’inflazione. Sullo sfondo c’è uno shock dal lato dell’offerta: prezzi dell’energia in tensione e il rischio di un nuovo strappo sul gas.

«Sembra che un numero crescente di membri della Bce sia quantomeno favorevole all’idea di un ulteriore aumento precauzionale dei tassi», osserva Carsten Brzeski, global head of macro di Ing. E aggiunge: «Tra due settimane la Bce si riunirà di nuovo e sembra che si stiano creando le premesse per un altro rialzo dei tassi».

Di quanto sale la rata del mutuo a tasso variabile

Il variabile segue l’Euribor, che si muove in anticipo o quasi in parallelo con le decisioni di Francoforte. L’aggiornamento della rata non è immediato: arriva alla prima scadenza di revisione prevista dal contratto, di norma entro uno o tre mesi.

Un quarto di punto in più non ribalta il bilancio di una famiglia, ma si sente. Su un debito residuo di 100mila euro con vent’anni davanti, una simulazione a parità di ogni altra condizione indica un aggravio di circa 13 euro al mese, poco più di 150 all’anno. Con due rialzi consecutivi il conto raddoppia.

Un quarto di punto vale circa 13 euro al mese ogni 100mila euro di debito residuo su vent’anni

Come funziona la surroga

La strada per chiudere il rubinetto esiste ed è gratuita. La surroga, introdotta dalla legge 40 del 2007, permette di trasferire il mutuo a un’altra banca cambiando tasso e durata, senza spese di istruttoria, di perizia o di notaio a carico del cliente.

Il debito residuo però resta quello che è: con la surroga non si può chiedere altro denaro. Per farlo serve una sostituzione, che invece ha dei costi. L’ipoteca già iscritta viene trasferita, e questo evita gran parte delle spese notarili.

I tempi non sono immediati. Tra raccolta dei documenti, istruttoria e firma servono in genere alcune settimane, quindi chi vuole muoversi prima dell’autunno ha poco margine.

Quando conviene restare fermi

Il passaggio al fisso non è automaticamente un affare. Il tasso fisso incorpora già oggi le attese di rialzo, quindi la rata di partenza è più alta di quella variabile: si compra tranquillità, non un risparmio immediato.

Ha senso soprattutto per chi ha ancora molti anni davanti, una rata già vicina alla soglia di sostenibilità o un reddito poco elastico. Chi invece è a fine corsa, con pochi anni residui, rischia di pagare la copertura più di quanto valga il rischio che sta coprendo.

Prima di decidere conviene farsi consegnare dalla banca il piano di ammortamento aggiornato e mettere a confronto almeno tre preventivi.

Per approfondire

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