Il private banking è il servizio che le banche dedicano ai clienti con patrimoni elevati e si distingue dalla consulenza tradizionale per ampiezza e personalizzazione
Secondo i dati dell’Aipb (Associazione italiana private banking), a giugno 2026 le masse gestite dal settore hanno raggiunto 1.524 miliardi di euro, in crescita del 7,8 per cento. Numeri che spiegano perché il private banking sia al centro dell’attenzione delle banche. Ma che cosa offre davvero?
A chi si rivolge il private banking
Non esiste una soglia stabilita dalla legge. Ogni banca fissa la propria, di solito a partire da alcune centinaia di migliaia di euro e spesso vicino al milione. Il cliente ha un referente dedicato, il private banker, che segue l’intero patrimonio e non solo i singoli investimenti.
Che cosa comprende il servizio
Oltre alla gestione degli investimenti, il private banking può includere la pianificazione del passaggio generazionale, la consulenza sul patrimonio immobiliare, l’accesso a strumenti riservati come i fondi di mercati privati e il coordinamento con notai e fiscalisti.
La differenza con la consulenza tradizionale
La consulenza tradizionale riguarda soprattutto la scelta dei prodotti finanziari: che cosa comprare, in quali quantità. Il private banking guarda il quadro complessivo, compresi obiettivi familiari, imprese di proprietà e fiscalità. Il rapporto è più continuativo e la proposta più personalizzata.
Quanto costa il private banking
I costi sono spesso espressi come percentuale del patrimonio.
Un canone dell’1 per cento su un patrimonio di 1 milione di euro vale 10.000 euro l’anno. A questa cifra possono aggiungersi i costi dei prodotti scelti. Conviene farsi indicare tutte le voci prima di firmare.
Consulenza indipendente
Accanto ai servizi delle banche esistono consulenti che lavorano a parcella e non sono pagati dai prodotti venduti. Anche loro sono regolati dalla Mifid, la direttiva europea sui mercati finanziari. È un’alternativa da valutare quando si vuole separare la consulenza dalla vendita.