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Prezzo dell’oro, perché i tassi non lo frenano più

Lingotti d'oro nel caveau di una banca centrale, prezzo dell'oro

Il prezzo dell’oro ha retto all’impennata dei rendimenti americani: la correlazione con i tassi si è allentata e gli acquisti delle banche centrali fanno da pavimento

di Peter Kinsella, head of investment services Uk di Union Bancaire Privée

Da quando la Federal Reserve ha alzato i tassi di 25 punti base a settembre, l’oro ha ceduto poco e si è fermato intorno ai 4.150 dollari l’oncia. Un movimento sorprendentemente contenuto, se si guarda alla corsa dei tassi nominali e di quelli reali.

Perché il prezzo dell’oro non è crollato

I rendimenti dei titoli di Stato americani a dieci anni hanno toccato massimi del 5,30%, mentre i Tips a dieci anni, che misurano le attese sui tassi reali, sono saliti appena sotto il 3 per cento. In circostanze normali un movimento simile avrebbe spinto il metallo giallo molto più in basso. Il calo modesto dice che il legame fra oro e tassi di interesse ha continuato ad allentarsi.

Peter Kinsella, head of investment services Uk di Union Bancaire Privée

Fra agosto e i primi di settembre gli investitori hanno aumentato l’esposizione. Il retail ha incrementato le posizioni in Etf, gli istituzionali quelle lunghe nette sui mercati dei future. Sono flussi di solito molto sensibili ai tassi, e invece questa volta non hanno quasi reagito. Gran parte del movimento dei rendimenti, a nostro avviso, è ormai alle spalle: restano quindi rischi al ribasso limitati per l’oro e per i metalli preziosi in generale.

Che cosa fanno le banche centrali

Le banche centrali hanno continuato a comprare, e quella cinese è stata fra i maggiori acquirenti dell’anno. Il numero di istituti che hanno aumentato le riserve auree si è ridotto, ma il motivo sta più nei prezzi elevati che in una minore convinzione. L’ultima indagine del World Gold Council indica che una quota record, il 45%, prevede di aumentare le proprie riserve nei prossimi dodici mesi.

Il 45% delle banche centrali prevede di aumentare le riserve auree nel prossimo anno: una quota mai vista prima

Vuol dire che una discesa marcata dei prezzi troverebbe quasi subito un compratore di ultima istanza.

I rischi dei prossimi mesi

Nel breve periodo l’oro dovrebbe muoversi dentro un intervallo stretto. I mercati scontano già almeno altri tre rialzi da 25 punti base, aspettative che appaiono piuttosto ottimistiche: buona parte dell’aumento dell’inflazione di fondo negli Stati Uniti riflette fattori una tantum, e questo lascia alla Federal Reserve il margine per allentare la pressione una volta risolta la situazione in Medio Oriente.

Il rischio al rialzo più concreto è un altro: una rivalutazione delle riserve auree del Tesoro americano, stimate in poco più di 8.000 tonnellate. Allinearle ai prezzi di mercato equivarrebbe a una svalutazione implicita del dollaro rispetto all’oro, un segnale forte che potrebbe riaccendere il debasement trade visto nel 2025.

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