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Auto cinesi, l’occasione vera è nella filiera

Mike Bell, head of Market Strategy di RBC BlueBay

L’export in accelerazione e lo stop alla guerra dei prezzi rendono il settore più interessante, ma i dazi europei sugli ibridi restano l’incognita. Il miglior rapporto rischio/rendimento, però, si trova più a valle: batterie e componenti

Di Mike Bell, head of Market Strategy di Rbc BlueBay.

La Cina è diventata il principale punto di riferimento dell’industria automobilistica globale. Mentre i produttori europei si confrontano con un contesto strutturalmente sempre più difficile nei mercati domestici, le case cinesi hanno ridisegnato il panorama competitivo con una rapidità straordinaria, grazie alle economie di scala, agli ingenti investimenti tecnologici e al sostegno statale.

La prossima fase, tuttavia, si prospetta decisamente più impegnativa. Gli incentivi pubblici stanno progressivamente venendo meno, il mercato interno sta raggiungendo una maggiore maturità e le aggressive strategie di prezzo che hanno sostenuto l’ascesa cinese stanno comprimendo i margini di profitto di cui gli investitori di lungo periodo hanno bisogno.

Un mercato interno arrivato a maturità

Il mercato cinese dei veicoli elettrici ha raggiunto un punto di svolta. Nel 2026 la penetrazione ha toccato circa il 64% delle nuove immatricolazioni, un risultato straordinario sotto qualsiasi punto di vista. Ma il ritmo di crescita sta rallentando: le vendite complessive di autoveicoli sono diminuite rispetto al picco dello scorso anno, sostenuto dagli incentivi, e le difficoltà delle aziende con bilanci più deboli iniziano a emergere.

I gruppi più solidi hanno reagito con una chiara svolta strategica: l’espansione internazionale. In Europa i marchi cinesi hanno conquistato una quota record del 15% delle vendite di veicoli elettrici nell’aprile 2026, con consegne di modelli completamente elettrici più che raddoppiate su base annua. Gli ibridi plug-in si sono rivelati un canale di ingresso ancora più efficace, con una quota record del 34% nel giugno 2026. A fine 2025 i marchi cinesi detenevano quasi il 10% dell’intero mercato automobilistico europeo, una posizione che sarebbe sembrata improbabile solo cinque anni prima.

7,8 milioni di unità. È il potenziale dei mercati esteri, tra America Latina, area Mena e Sud-est asiatico, entro il 2026.

Tre temi su cui puntare

Dal punto di vista degli investitori individuiamo tre aree che offrono opportunità di crescita strutturale. La prima è lo slancio delle esportazioni: i mercati esteri sono diventati il principale motore di crescita per le case cinesi, e riteniamo che la tendenza sia destinata a durare, piuttosto che esaurirsi come fenomeno ciclico.

La seconda è il recupero dei margini favorito dal consolidamento. Il divieto introdotto dal governo nel gennaio 2026 di vendere al di sotto dei costi di produzione, rafforzato dalle linee guida comuni per il calcolo dei costi concordate a metà luglio 2026 da 18 dei principali produttori, segnala un cambiamento strutturale. Se applicato in modo efficace, quel quadro dovrebbe ridurre l’intensità di una guerra dei prezzi particolarmente distruttiva.

La terza è la differenziazione tecnologica. Le case cinesi stanno investendo massicciamente in software, sistemi avanzati di assistenza alla guida e tecnologie per i veicoli intelligenti e connessi. Chi riuscirà ad affermarsi come leader credibile nella guida autonoma avrà un vantaggio competitivo chiaro, con maggior potere di determinazione dei prezzi e la possibilità di ottenere un premio di valutazione.

Tre rischi da non sottovalutare

Anche il quadro dei rischi è significativo. La minaccia più rilevante nel breve termine è l’inasprimento dei dazi europei. L’Unione europea starebbe preparando dazi compensativi sulle auto ibride cinesi, estendendo il quadro tariffario già applicato ai veicoli completamente elettrici. Sarebbe un colpo diretto al segmento che traina la crescita delle esportazioni, e il mercato ha già reagito: dopo le indiscrezioni emerse nel giugno 2026 i titoli di alcuni dei principali produttori hanno registrato forti ribassi.

Il mercato statunitense, a tutti gli effetti, va considerato strutturalmente inaccessibile. Dazi proibitivi, normative sui veicoli connessi che impediscono l’autorizzazione di nuovi modelli e la chiusura della rotta di transito attraverso il Canada hanno di fatto precluso l’accesso ai produttori cinesi.

Sul fronte interno, infine, la domanda continua a presentare criticità. La debolezza dei consumi, l’elevato indebitamento delle famiglie e il protrarsi degli effetti della correzione del mercato immobiliare pesano sul clima di fiducia, soprattutto nel segmento premium. Il programma di incentivi alla rottamazione è stato prorogato anche al 2026, ma la sua capacità di stimolare ulteriormente la domanda si è ridotta.

Valutazioni a due velocità

Il divario tra le valutazioni delle case automobilistiche cinesi e di quelle tedesche riflette due narrative profondamente diverse. I principali produttori tedeschi trattano a multipli particolarmente contenuti, a testimonianza delle pressioni strutturali sui loro modelli di business tradizionali. Le società cinesi orientate alla crescita presentano invece valutazioni più elevate, che riflettono le aspettative sul potenziale degli utili futuri più che sulla redditività attuale.

I produttori cinesi più consolidati occupano una posizione intermedia: aziende già redditizie, con valutazioni ragionevoli e un elevato consenso positivo da parte degli analisti. Le opportunità sono quindi articolate e selettive, e nell’attuale contesto mantenere un approccio rigoroso alle valutazioni è particolarmente importante.

Dove guardiamo davvero

Guardando oltre i produttori, riteniamo che alcune delle opportunità più interessanti in termini di rapporto rischio/rendimento si trovino nelle fasi a valle della filiera. La leadership cinese nella tecnologia delle batterie si fonda su un elevato livello di integrazione verticale e su un vantaggio competitivo difficilmente replicabile.

A nostro avviso i fornitori di componenti e di tecnologie che sostengono l’espansione globale dell’industria automobilistica offrono un’opportunità d’investimento più solida rispetto a molti costruttori di veicoli. Queste aziende combinano un potenziale di crescita strutturale con una minore esposizione diretta alla competizione tra marchi e alle dinamiche di pressione sui prezzi che continuano a caratterizzare il settore.

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