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Banche centrali, sui tassi decidono i prezzi dell’energia

La roadmap delle banche centrali sui tassi di interesse

Le banche centrali hanno alzato i tassi quasi ovunque, ma il mercato sconta altre strette fino a metà 2027: a decidere saranno i prezzi dell’energia e delle materie prime

di Anthony Willis, senior economist di Columbia Threadneedle Investments

Le banche centrali hanno stretto quasi all’unisono, eppure la direzione dei tassi resta in equilibrio precario. Federal Reserve, Bce e Bank of Japan hanno alzato il costo del denaro; la Bank of England è rimasta ferma, pur lasciando intendere che un nuovo intervento non è lontano.

Anthony Willis, senior economist di Columbia Threadneedle Investments
Anthony Willis, senior economist di Columbia Threadneedle Investments

Il filo che tiene insieme tutte le autorità monetarie è lo stesso: le decisioni dipendono dai dati. Le pressioni sui prezzi potrebbero ancora allentarsi se le materie prime si stabilizzassero o arretrassero, restituendo margine di manovra. Per ora, però, il mercato continua a scontare una politica più restrittiva da qui a fine anno e altri rialzi nei dodici mesi successivi.

Perché la Fed non è soddisfatta

Negli Stati Uniti la Federal Reserve ha chiarito di non essere convinta del percorso dell’inflazione. La disinflazione non è avanzata con la rapidità sperata e i prezzi dell’energia restano la fonte principale di pressione. Di conseguenza i mercati si attendono un altro rialzo nei prossimi mesi, probabilmente verso fine anno, seguito da ulteriori interventi restrittivi.

I tassi di riferimento americani sono ormai superiori all’inflazione, ma la Fed vuole restare un passo avanti. In gioco c’è la credibilità, più che il singolo quarto di punto.

Il nodo del price cap britannico

Nel Regno Unito ci si attende che anche la Bank of England torni ad alzare entro un paio di mesi, con il mercato che prezza diversi rialzi nel corso del prossimo anno. Anche qui il Bank Rate è sopra l’inflazione corrente, ma il comitato di politica monetaria guarda con attenzione al rischio che le materie prime riaccendano i prezzi.

Un elemento pesa più di altri: il tetto britannico alle tariffe energetiche. Se l’aggiustamento di ottobre risultasse contenuto, la persistente forza dei prezzi dell’energia potrebbe tradursi in un salto ben più marcato a gennaio. Uno scenario simile rischierebbe di riportare l’inflazione britannica oltre il 4%, rafforzando le ragioni di una stretta ulteriore.

Bce e Bank of Japan, due problemi opposti

Nell’Eurozona la sfida è diversa, perché i tassi di riferimento restano inferiori all’inflazione. I mercati continuano a scontare un altro rialzo entro l’anno, ma le prospettive dipendono dai dati in arrivo e soprattutto dall’evoluzione dei prezzi dell’energia.

Il Giappone si muove su un binario tutto suo. L’inflazione resta sotto l’obiettivo, eppure la Bank of Japan prosegue la normalizzazione della politica monetaria da livelli eccezionalmente bassi. Un altro rialzo entro fine anno è atteso, e le ragioni che lo sostengono dipendono meno dalle dinamiche globali delle materie prime.

Che cosa significa per chi investe

La rotta delle banche centrali resta incerta. Il mercato presuppone tassi sensibilmente più alti nei prossimi mesi e fino a metà del prossimo anno, ma quel percorso sarà influenzato dagli sviluppi geopolitici, in particolare in Medio Oriente, e dal loro impatto su energia, aspettative di inflazione e sentiment.

Per chi investe significa muoversi con una visibilità limitata. Le condizioni finanziarie restano comunque relativamente accomodanti, le economie conservano margini di respiro e nulla, al momento, suggerisce che rialzi graduali possano risultare destabilizzanti.

Il rischio vero è un altro. Se le banche centrali fossero costrette a una stretta più aggressiva, dietro ci sarebbe un impulso inflazionistico più forte, probabilmente legato a un quadro geopolitico più instabile: in quel caso le pressioni sui mercati e sul sentiment degli investitori sarebbero ben più marcate. Per ora il contesto economico resta nel complesso benigno, gli utili continuano a sostenere le valutazioni e ci sono ragioni per mantenere una visione costruttiva, seppur selettiva.

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