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Assegno unico, arrivano le lettere dell’Inps sull’Isee

L’assegno unico può scendere agli importi minimi per chi riceve la comunicazione dell’Inps sulle incongruenze nella Dsu usata per l’Isee corrente

L’assegno unico rischia di assottigliarsi per una parte delle famiglie che lo incassano ogni mese. L’Inps ha annunciato il 18 settembre l’avvio di comunicazioni individuali rivolte a chi percepisce la prestazione sulla base di un Isee corrente: nelle Dichiarazioni sostitutive uniche (Dsu) di questi nuclei sono emersi elementi che l’Istituto intende approfondire.

Non è un’accusa di frode. Sono controlli ordinari, che incrociano i dati autocertificati nella Dsu con quelli già presenti negli archivi dell’Istituto. Quando i due insiemi non coincidono, la posizione finisce in istruttoria.

Chi riceve la lettera

Le comunicazioni non arriveranno a tutti i percettori dell’assegno unico. Riguarderanno soltanto le posizioni per cui le verifiche hanno fatto emergere elementi che richiedono ulteriori approfondimenti, e solo nei casi in cui il calcolo della prestazione si appoggia a un Isee corrente.

L’Isee corrente è la versione aggiornata dell’Indicatore della situazione economica equivalente. Si presenta quando la condizione del nucleo è peggiorata rispetto ai redditi di due anni prima: perdita del lavoro, riduzione dell’orario, chiusura di un’attività. Fotografa una situazione recente e per questo poggia sull’autocertificazione più degli altri indicatori. È anche la ragione per cui è il primo terreno dei controlli.

Quanto si rischia di perdere

Fino alla conclusione delle verifiche, o all’eventuale aggiornamento della documentazione, l’importo viene rideterminato secondo le regole previste in assenza di un Isee valido. In pratica scatta l’importo minimo, lo stesso che spetta ai nuclei con indicatore oltre la soglia massima, fissata per il 2026 a 46.582,71 euro.

Senza un Isee valido l’assegno unico viene erogato negli importi minimi, quelli previsti per i redditi più alti

Il paradosso è evidente. L’Isee corrente lo chiede chi ha visto calare le entrate, e proprio quelle famiglie sono quelle che rischiano di ritrovarsi con la mensilità tagliata mentre l’istruttoria resta aperta.

Come rimettere a posto la posizione

Le strade sono due. La prima è presentare una nuova Dsu, aggiornando o integrando le informazioni dichiarate, attraverso il servizio online dedicato sul portale dell’Istituto oppure rivolgendosi a un Caf. La seconda è portare alla sede Inps territorialmente competente la documentazione che conferma la correttezza dei dati autodichiarati.

Conviene muoversi in fretta: l’importo ridotto resta in vigore finché la verifica non si chiude. La Dsu precompilata, disponibile sul Portale unico Isee e sull’applicazione Inps Mobile, è la via più rapida, perché recupera in automatico i dati dell’Agenzia delle entrate e dell’Istituto.

Perché i controlli partono adesso

Dal 2026 l’assegno unico viene calcolato con il nuovo Isee per prestazioni familiari e per l’inclusione, introdotto dalla legge di Bilancio ed entrato in funzione con le mensilità di marzo. Un cambio di perimetro che ha reso più delicata la tenuta dei dati dichiarati.

Sul fronte dell’Istituto la campagna rientra nelle attività di verifica sulle prestazioni sociali agevolate, pensate per contrastare le percezioni indebite. Sul fronte delle famiglie, si traduce in una raccomandazione concreta: controllare che la Dsu presentata regga al confronto con gli archivi pubblici, prima che sia una lettera a segnalarlo.

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