Obbligazioni

Curva dei rendimenti, la mappa che lega scadenze e tassi

Schermo con percentuali e tassi di rendimento in tempo reale

La curva dei rendimenti mette in fila i tassi dei titoli di Stato per scadenza, e la sua forma racconta che cosa il mercato si aspetta dall’economia

Un titolo di Stato a due anni e uno a trent’anni non pagano mai lo stesso tasso, e la distanza fra i due è un indicatore che i mercati osservano ogni giorno. Quella distanza ha un nome, curva dei rendimenti, e la sua forma dice molto su quanto gli investitori si fidano del futuro.

Come si legge il grafico

La curva si costruisce mettendo in fila i rendimenti offerti da uno stesso emittente, quasi sempre uno Stato, su titoli con scadenze diverse: tre mesi, due anni, cinque, dieci, fino a trenta. Sull’asse orizzontale ci sono le scadenze, su quello verticale i tassi, e unendo i punti si ottiene una linea che nella gran parte dei casi sale da sinistra verso destra.

Non esiste una sola curva. Ogni Paese ha la propria, costruita sui propri titoli di Stato, e le differenze tra una curva e l’altra riflettono la fiducia che il mercato ripone in ciascun emittente.

Perché di norma sale con la scadenza

Prestare denaro per trent’anni comporta più incognite che prestarlo per due: l’inflazione può accelerare, i tassi ufficiali possono cambiare più volte, l’emittente stesso può attraversare fasi difficili. Per accettare questa incertezza aggiuntiva, chi compra un titolo lungo pretende un rendimento più alto: è il cosiddetto term premium, il compenso richiesto proprio per il tempo in più.

Un esempio aiuta a fissare l’ordine di grandezza. Se un titolo a due anni rende il 3,5% e uno a dieci anni il 4,5%, quel punto percentuale di differenza è il prezzo che il mercato mette sull’incertezza degli ulteriori otto anni.

Quando la curva si appiattisce o si inverte

La forma della curva cambia perché le sue due estremità rispondono a cose diverse. Il tratto breve segue da vicino le mosse della banca centrale sui tassi ufficiali; il tratto lungo riflette invece le aspettative su crescita e inflazione nei decenni a venire.

Quando una banca centrale alza i tassi in modo deciso, il tratto breve della curva sale più rapidamente di quello lungo, e la curva si appiattisce. Se il rialzo è talmente marcato da far salire i rendimenti brevi sopra quelli lunghi, la curva si inverte: significa che il mercato si aspetta tagli dei tassi in futuro, di solito perché prevede un rallentamento dell’economia. Non è un caso che, negli Stati Uniti, ogni recessione degli ultimi cinquant’anni sia stata preceduta da un’inversione fra il rendimento a due e quello a dieci anni.

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