News Opinioni

Oat francesi, il sell-off è andato troppo oltre

Bandiera francese, titoli di Stato Oat

Gli Oat francesi a dieci anni hanno superato il 5% e lo spread sul Bund i 175 punti base, ai massimi dal 2011: ma a questi livelli il prezzo sconta ormai troppe cattive notizie

di Mark Dowding, responsabile degli investimenti obbligazionari di Rbc Bluebay Asset Management Gli Oat francesi a dieci anni hanno sfondato quota 5% e lo spread sul Bund tedesco ha superato i 175 punti base. Non accadeva dal 2011, quando la disgregazione dell’eurozona sembrava una prospettiva concreta.
Mark Dowding, Rbc Bluebay
Mark Dowding, responsabile degli investimenti obbligazionari di Rbc Bluebay Asset Management
Gli Oat (Obligations assimilables du Trésor) sono i titoli di Stato francesi a medio e lungo termine. Le proteste di piazza delle ultime settimane hanno acuito i timori sul merito di credito di Parigi, e il mercato ha reagito spostando il prezzo del debito francese su livelli che un anno fa sarebbero sembrati impensabili.

Perché gli Oat francesi sono finiti sotto pressione

Il mercato obbligazionario sta chiedendo ai policymaker di cambiare rotta e di riportare sotto controllo il deficit e il peso del debito pubblico. Il problema è il calendario: le elezioni presidenziali sono in programma a maggio e misure come l’innalzamento dell’età pensionabile o il contenimento della spesa restano impopolari. Finché l’opinione pubblica non cambierà atteggiamento, è difficile immaginare una leadership netta su questo fronte. Anche per questo i partner europei non hanno alcuna fretta di intervenire a sostegno della Francia: la strada verso le riforme passa probabilmente per una presa di coscienza dolorosa. C’è poi un dettaglio che il mercato segue da vicino. L’allargamento recente dello spread degli Oat ha accompagnato la probabilità implicita di una vittoria del Rassemblement National al voto di maggio. Se nei sondaggi emergesse un candidato centrista capace di arrivare al ballottaggio, lo spread avrebbe un motivo in più per stabilizzarsi.

Perché il sell-off ha già scontato molto

Gli spread del credito sovrano francese hanno raggiunto e superato quelli di emittenti sub investment grade come Sudafrica, Georgia, Albania e Repubblica Dominicana. È un confronto che dice molto sullo stato d’animo del mercato, e poco sui fondamentali di un’economia che resta la seconda dell’eurozona. Nel medio termine la Francia dovrà intervenire per evitare un ulteriore deterioramento del merito di credito. Ma le valutazioni hanno raggiunto un livello in cui molte notizie negative sono già nel prezzo. Nel breve periodo l’approvazione della legge di bilancio e l’attenuarsi delle proteste con il peggiorare della stagione possono tenere le tensioni sotto controllo.
Lo spread degli Oat sul Bund ha superato i 175 punti base, un livello che non si vedeva dal 2011
Respingiamo l’idea che sia in discussione la tenuta dell’Unione monetaria europea. I problemi francesi sono in larga misura specifici del Paese, e la lunga fila di Stati che chiedono di entrare nell’Unione europea racconta una storia diversa da quella del contagio.

Dove resta il valore nell’eurozona

Il credito sovrano dell’eurozona offre spread a livello di indice ai massimi da diversi anni, e questo crea valore. In Italia il governo continua a seguire una linea responsabile e favorevole al mercato obbligazionario, mentre Milano vive una fase di crescita marcata. Spagna, Portogallo e Grecia registrano una crescita robusta e restano storie creditizie in miglioramento. Per chi ha titoli di Stato dell’area euro in portafoglio la distinzione conta: il problema francese non è, per ora, un problema dell’intera eurozona.

La Bce e lo scudo che conviene non usare

Nei prossimi giorni è molto probabile un sostegno verbale all’integrità dell’eurozona. Se la liquidità dovesse scarseggiare, il fronte successivo sarebbero le banche europee, con la possibilità di nuove operazioni di rifinanziamento a lungo termine, le Tltro. È inoltre ragionevole attendersi che Francoforte interrompa il previsto ridimensionamento del bilancio. L’attivazione del Tpi (Transmission Protection Instrument), lo strumento anti frammentazione, appare invece molto meno probabile nel breve periodo. Si può sostenere che funzioni meglio proprio se non viene usato, come deterrente contro la speculazione. E anche in caso di attivazione, difficilmente gli Oat ne trarrebbero beneficio senza l’annuncio di un aggiustamento di bilancio significativo. Lo snodo è la riunione della Bce della prossima settimana e quello che dirà Christine Lagarde. L’esperienza insegna che le occasioni di acquisto arrivano quando gli altri si fanno prendere dal panico e corrono verso l’uscita.

Per approfondire

Commenta

Articoli correlati

Price cap carburanti, il tetto resta fino a dicembre

Gabriele Petrucciani

Btp Valore, cedole più alte e 16,6 miliardi raccolti

Gabriele Petrucciani

Bonifici Satispay, gratis e in dieci secondi

Andrea Dragoni
UA-69141584-2