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Scudo anti-spread, la Bce non lo attiva ora

La torre della Banca centrale europea a Francoforte illuminata di sera

Scudo anti-spread congelato finché l’inflazione resta alta: serviranno nuovi cali dei tassi, e intanto si apre il dossier sulla successione di Christine Lagarde

di Nicolas Forest, responsabile degli investimenti di Candriam

Lo scudo anti-spread della Bce resta uno strumento sulla carta. Finché l’inflazione europea continua a sorprendere al rialzo, Francoforte non ha i margini per intervenire sui titoli di Stato dei Paesi sotto pressione. Per chi ha titoli pubblici in portafoglio significa che nei prossimi mesi lo spread resterà appeso alle sole dinamiche di mercato.

Nicolas Forest, responsabile degli investimenti di Candriam

Perché lo scudo anti-spread resta fermo

L’inflazione in Europa ha sorpreso al rialzo, accelerando nel corso dell’estate, e ha indotto la Bce ad aumentare di nuovo i tassi d’interesse. Uno scenario che impone alla Banca centrale di mantenere alta la guardia. A nostro avviso, però, un rialzo nella riunione di ottobre è improbabile, mentre un nuovo intervento a dicembre appare più plausibile.

Questo contesto fa sì che la Banca centrale europea non sia pronta ad attuare un meccanismo anti-frammentazione, perché deve assicurarsi di mantenere sotto controllo le aspettative di inflazione. Deve gestire la politica dei tassi, certo, ma anche garantire la stabilità dei prezzi e dei mercati finanziari, preservando il corretto funzionamento dei meccanismi di trasmissione della politica monetaria. Per il momento, quindi, questi strumenti non verranno attivati: sarà necessario attendere un ulteriore calo dei tassi prima che si creino le condizioni per un intervento.

Il nodo della successione a Lagarde

A tutto questo si aggiungono le possibili speculazioni sul futuro della Banca centrale europea. Christine Lagarde dovrebbe concludere il proprio mandato nel 2027, ma non si può escludere l’ipotesi di un’uscita anticipata. Uno scenario che apre inevitabilmente il dibattito sulla successione, con due potenziali candidati, un olandese e uno spagnolo.

Le domande che l’investitore si pone in vista del 2027 sono molto concrete. La Banca centrale europea sarà pronta, se necessario, ad acquistare titoli francesi qualora la crisi dovesse aggravarsi? E chi lo farà? Chi lo deciderà? Sarà ancora la presidente Lagarde o sarà un suo successore? Sono interrogativi che pesano sui tassi d’interesse, sulle aspettative di inflazione e sugli spread.

La fiducia è la vera partita

Perché tutto questo, la politica monetaria, è innanzitutto una questione di fiducia e di credibilità. È bastata una frase di Mario Draghi per salvare l’Eurozona.

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