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Bilancio del Regno Unito, le scelte vere arrivano dopo

Sterline britanniche

Il bilancio del Regno Unito ha rinviato le decisioni fiscali più rilevanti alla Spending Review del prossimo anno, con il margine di manovra sceso a 15 miliardi di sterline

di Anthony Willis, senior economist di Columbia Threadneedle Investments

Il bilancio del Regno Unito della scorsa settimana si è rivelato, come previsto, un non-evento per i mercati finanziari. Anziché misurarsi con le principali decisioni macroeconomiche che il Paese deve affrontare, le ha rinviate. Le scelte fiscali più rilevanti devono ancora arrivare, e gli investitori dovrebbero guardare oltre questa manovra, alle tappe di policy che seguiranno.

Anthony Willis, senior economist di Columbia Threadneedle Investments

Perché il bilancio del Regno Unito è stato un non-evento

Gli annunci si sono concentrati sulle misure per il costo della vita, non sulle decisioni strutturali necessarie nei prossimi anni per riportare sotto controllo il deficit e intervenire sulla traiettoria della spesa per il welfare. È più probabile che quelle scelte arrivino con la Spending Review del prossimo anno, che consideriamo l’evento fiscale più significativo.

La difesa è una sfida a parte. Il cancelliere John Healey ha ribadito l’impegno verso un obiettivo di spesa pari al 3% del Pil, ma come verrà finanziato resta poco chiaro. In parallelo, il vertice Ue di questo mese sarà seguito con attenzione: il primo ministro Andy Burnham ha segnalato il desiderio di legami più stretti con Bruxelles, e una relazione più solida con il principale partner commerciale britannico sarebbe un chiaro fattore positivo per la crescita.

La crescita resta il nodo centrale

L’Obr (Office for Budget Responsibility) prevede per il Regno Unito una crescita del Pil dell’1,2% quest’anno, una stima rivista leggermente al rialzo, e di appena l’1% il prossimo. Ritmi insufficienti ad alleviare le pressioni fiscali che il governo deve fronteggiare. Il piano decennale annunciato dal primo ministro dovrebbe affrontare queste prospettive deboli, e rapporti commerciali più stretti con l’Ue restano una delle leve più evidenti per alzare il potenziale di crescita di lungo periodo.

Quanto ai conti della manovra, il margine fiscale è stato ridotto, in linea con il principio secondo cui i cuscinetti vanno impiegati nei periodi difficili. Ora si attesta intorno ai 15 miliardi di sterline, circa la metà della media registrata dalla crisi finanziaria globale in poi. Con la spesa pubblica già sotto pressione per il maggiore costo del servizio del debito, i rischi su questi numeri sono evidenti. Se invece i costi di finanziamento scendessero, il margine potrebbe rivelarsi più ampio del previsto.

Welfare e interessi, le due voci che pesano

La traiettoria del deficit, va detto, resta incoraggiante. Il Fmi (Fondo monetario internazionale) ha di recente elogiato il governo britannico per la rapidità con cui l’indebitamento è stato ridotto, e si prevede che scenda all’1,8% del Pil entro la fine del decennio. Ma quel percorso implica un consistente contenimento della spesa, concentrato nella parte finale del periodo: nella Spending Review del prossimo anno serviranno quindi tagli significativi.

Il welfare è il principale punto di pressione. Secondo le previsioni dell’Obr la spesa previdenziale e assistenziale aumenterà di circa 100 miliardi entro il 2031-32, portando il conto annuo a circa 431 miliardi. Nello stesso orizzonte i costi per gli interessi sul debito dovrebbero raggiungere i 160 miliardi l’anno. Stabilire come finanziare questi impegni, e attuare la riforma del welfare necessaria almeno a rallentarne la crescita, è la vera sfida del governo.

Che cosa conterà davvero per gli investitori

Nel complesso si è trattato di una manovra interlocutoria. Servono annunci più decisi sulla spesa per la difesa e sul welfare, insieme a una maggiore chiarezza sulle intenzioni del primo ministro riguardo al rapporto con l’Ue e al piano decennale, che ci auguriamo possa sostenere una crescita più solida.

La reazione contenuta del mercato sarà probabilmente accolta con favore dal governo, ma servirà di più per affrontare sia il conto della spesa sia le prospettive di crescita britanniche. Sono queste decisioni future, più di questa manovra, che si riveleranno rilevanti per chi investe.

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