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Costo del capitale, il nuovo filtro delle valutazioni

Orso e toro sul tabellone delle quotazioni di Borsa

Il costo del capitale strutturalmente più alto è tornato a filtrare valutazioni e modelli di business. Sui listini è in corso una rotazione, non una correzione sistemica

di Luca Simoncelli, investment strategist di Invesco

Il costo del capitale è di nuovo il filtro che conta. Finita l’era della liquidità a costo zero e dei modelli di business asset-light, i mercati tornano a distinguere tra le aziende che remunerano il capitale investito e quelle che lo consumano.

Luca Simoncelli, investment strategist di Invesco

Perché il costo del capitale cambia le regole

La transizione in atto porta con sé un regime diverso: un costo del capitale strutturalmente più elevato, che agisce da filtro implacabile sulle valutazioni e sulla sostenibilità dei modelli di business. Chi ha un ritorno sul capitale investito inferiore al costo medio del capitale non regge il confronto, e il mercato lo prezza.

I flussi in uscita dal fattore momentum, ormai iper-comprato, hanno determinato una riduzione delle valutazioni più che giustificata proprio per quei titoli tecnologici. L’interesse degli investitori si è spostato su segmenti prima trascurati, segno di una rotazione solida e di una notevole liquidità di assorbimento sottostante.

Più rotazione che correzione

Le dinamiche interne degli ultimi giorni non descrivono un mercato orso sistemico. Il riposizionamento ha portato l’indice Sp 500 a variazioni complessivamente marginali, mentre la partecipazione ai movimenti al rialzo si è allargata in modo importante: la percentuale di titoli sopra la media mobile a 50 giorni è balzata dal 20 al 60 per cento, un supporto non trascurabile.

Il nesso delicato tra spread di credito e azionario sulla filiera dell’intelligenza artificiale mostra segnali di stabilizzazione. Le valutazioni attraversano intanto una fase di de-rating: il rapporto tra prezzo e utili attesi dell’Sp 500 si è contratto da circa 23 a 19 volte nell’ultimo anno, mentre gli utili continuano a crescere in modo robusto ed esteso, anche in Europa e in Asia.

La quota di titoli sopra la media mobile a 50 giorni è passata dal 20 al 60 per cento: il rialzo si è allargato

La macro regge, le banche centrali restano restrittive

Le letture su Pil e consumi continuano a segnalare resilienza di base, e il rimbalzo della fiducia dei consumatori americani conferma l’elasticità della capacità di spesa. La Federal Reserve ha confermato un regime di calibrazione con ritocchi a riunioni alterne, in vista di un potenziale ultimo rialzo a dicembre, e ha ridefinito il calendario introducendo dal 2027 incontri puramente strategici e senza voto.

In Europa la pausa della Bce maschera un atteggiamento ancora restrittivo, confermato dalla volontà di non rallentare il quantitative tightening. Questa rigidità determina una valutazione più pura del rischio di credito sovrano dei Paesi più indebitati, proprio mentre si apre la partita sulla nuova guida dell’istituto.

Gli indici Pmi dell’area euro hanno registrato una prima flessione nella fiducia delle imprese, dopo mesi di sorprese positive. Il Pil del terzo trimestre è cresciuto dello 0,4 per cento su base trimestrale e dello 0,9 su base annua, ma in modo poco omogeneo, tra distorsioni statistiche in Francia e debolezza del manifatturiero in Germania.

Il paradosso del Kospi e il ritorno della selettività

In Asia l’ipersensibilità al ciclo infrastrutturale americano si manifesta nel paradosso del Kospi sudcoreano. A fronte di proiezioni che vedono una crescita degli utili per azione oltre il 350 per cento, guidata dai colossi della memoria, l’indice sconta appena 7,5 volte gli utili attesi.

Il mercato sta prezzando sia il rischio che quegli utili rappresentino un picco ciclico assoluto, sia le tensioni geopolitiche e competitive latenti. È la descrizione più efficace del perché i mercati azionari vadano affrontati con maggiore selettività e diversificazione fattoriale.

Questa settimana le elezioni di midterm negli Usa, con uno scenario base di congresso diviso, potrebbero attenuare il rischio di legislazioni estreme. L’incertezza sul consolidamento fiscale e un potenziale consenso bipartisan sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale restano però fattori di volatilità di breve periodo. Sul fronte dei dati, l’attenzione va al report sul mercato del lavoro americano, alla produzione industriale e alle vendite al dettaglio dell’area euro.

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