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Fondo pensione Moneyfarm, la gestione scende all’1%

Orologio e monete, il tempo nella previdenza complementare

Il fondo pensione Moneyfarm taglia la commissione di gestione dall’1,25 all’1 per cento per tutti gli aderenti e azzera le spese amministrative fisse. Arrivano tre nuove linee, una interamente azionaria

Il fondo pensione Moneyfarm diventa più leggero nei costi. La commissione di gestione annua scende dall’1,25 all’1 per cento, sia per i nuovi iscritti sia per chi ha già aderito, e le spese amministrative fisse annue vengono azzerate.

Quanto costa ora il fondo pensione Moneyfarm

Il numero che conta davvero, quando si confrontano prodotti previdenziali, è l’indicatore sintetico dei costi, l’Isc, che misura quanto pesa ogni anno la gestione sul capitale accumulato. Sul fondo pensione Moneyfarm l’Isc a dieci anni si ferma all’1,02 per cento, identico su tutte le linee.

È un valore che stacca la media dei piani individuali pensionistici, i Pip, che va da circa il 2,15 per cento dei comparti bilanciati a oltre il 2,60 di quelli azionari. Secondo il comparatore della Covip aggiornato al 15 ottobre, è il Pip più conveniente tra quelli ancora aperti a nuove adesioni, e il dato risulta inferiore anche alla media dei fondi pensione aperti.

Restano assenti i costi di adesione, di caricamento e di trasferimento. Anche il passaggio da una linea all’altra è gratuito. Su uno strumento che resta in portafoglio trenta o quarant’anni, ogni decimo di punto di commissione risparmiato si traduce in capitale in più al momento della pensione.

VoceFondo pensione MoneyfarmMedia Pip
Isc a 10 anni (per cento)1,02da 2,15 a oltre 2,60
Costi di adesionenessuno–
Costi di trasferimentonessuno–
Cambio lineagratuito–
Fonte: Moneyfarm; comparatore Pip della Covip al 15 ottobre 2026
L’indicatore sintetico dei costi a dieci anni si ferma all’1,02 per cento, contro una media dei Pip che parte dal 2,15

Le tre nuove linee Classiche

Il fondo pensione Moneyfarm è un Pip interamente digitale, nato dalla partnership con Allianz Global Life, che investe attraverso Etf. Alle sette linee Esg già disponibili se ne affiancano ora tre Classiche: Bilanciata, Ambiziosa e Intraprendente. La scelta non dipende più solo dal profilo di rischio e dall’orizzonte temporale, ma anche dallo stile di investimento.

La Bilanciata guarda a un orizzonte tra i 10 e i 15 anni, ha un grado di rischio medio-alto e punta a un rendimento medio annuo pari all’Euribor a un mese più il 2 per cento, con una volatilità attesa dell’8 su cinque anni. L’Ambiziosa si rivolge a chi ha davanti più di quindici anni: obiettivo Euribor più il 3 per cento e volatilità attesa del 14.

La terza linea, l’Intraprendente, è la novità più marcata, perché investe interamente in azioni. L’obiettivo di rendimento è l’Euribor a un mese più il 3,50 per cento, la volatilità attesa a cinque anni sale al 16 e il grado di rischio è molto elevato. Una soluzione per chi ha più di quindici anni davanti e può sopportare oscillazioni ampie senza toccare il capitale.

LineaOrizzonteObiettivo di rendimentoVolatilità attesa a 5 anni (per cento)
Bilanciata Classica10-15 anniEuribor 1 mese +2 per cento8
Ambiziosa Classicaoltre 15 anniEuribor 1 mese +3 per cento14
Intraprendente Classicaoltre 15 anniEuribor 1 mese +3,50 per cento16
Fonte: Moneyfarm. Obiettivi di rendimento medio annuo su base quinquennale rinnovabile, al lordo dell’inflazione

Che cosa è cambiato nelle regole della previdenza complementare

L’operazione arriva in una fase in cui la previdenza complementare è tornata al centro del dibattito. L’ultima legge di Bilancio ha alzato a 5.300 euro annui il limite di deducibilità dei contributi, ha introdotto nuove modalità di destinazione del Tfr e, dal 31 ottobre, consente di trasferire il contributo del datore di lavoro dai fondi negoziali ai piani individuali e ai fondi pensione aperti.

Sono state ampliate anche le modalità di utilizzo del montante alla maturazione dei requisiti pensionistici, con nuove forme di erogazione accanto alla rendita vitalizia e al riscatto del capitale.

I numeri dicono che il sistema cresce, ma resta lontano dal resto d’Europa. A giugno 2026 il patrimonio della previdenza complementare italiana ha toccato i 273,2 miliardi di euro, il 4,3 per cento in più rispetto a fine 2025, con quasi 11 milioni di iscritti. È l’11,6 per cento del Pil, contro il 63,8 del Regno Unito e il 92,3 dei Paesi Bassi.

«Sottoscrivere una pensione integrativa significa prendersi cura del proprio futuro investendo con l’orizzonte temporale più lungo che ci sia – spiega Fabio Zampaglione, chief commercial officer di Moneyfarm -. In un contesto in cui la pensione pubblica coprirà una quota sempre più piccola dell’ultimo stipendio, il tempo è il vantaggio che conta di più: a qualsiasi età si cominci, ogni anno in più fa la differenza».

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