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Golden power, quando lo Stato può bloccare o condizionare un’operazione su una società strategica

Bandiera italiana controluce

Il golden power, il potere speciale introdotto nel 2012, permette al governo di vietare o condizionare fusioni, acquisizioni e offerte nei settori sensibili, e nel risiko bancario è un fattore da mettere in conto fin dal primo giorno

Il golden power è il potere speciale con cui il governo italiano può vietare, o subordinare a condizioni, operazioni societarie che toccano settori ritenuti strategici. Vale per acquisizioni di partecipazioni, fusioni, cessioni di rami d’azienda e altre decisioni che possono cambiare chi controlla una società.

Come nasce il golden power

La disciplina è contenuta nel decreto legge 21 del 2012, convertito in legge. Ha sostituito la vecchia golden share, la quota con diritti speciali che lo Stato conservava nelle società privatizzate e che la Corte di giustizia europea aveva più volte censurato. La differenza è che il potere non dipende più da una partecipazione pubblica nel capitale: si esercita dall’esterno, in base alla natura dell’attività.

Quali settori riguarda

Il perimetro è partito da difesa e sicurezza nazionale, a cui si sono aggiunti energia, trasporti e comunicazioni. Con gli ampliamenti successivi comprende anche il settore finanziario, credito e assicurazioni inclusi, la sanità, l’agroalimentare e la gestione dei dati. In alcuni casi l’obbligo di notifica riguarda anche acquirenti italiani ed europei, non solo extraeuropei.

Come funziona la procedura

L’impresa che compie l’operazione deve notificarla alla presidenza del consiglio dei ministri. Il governo ha di norma 45 giorni per decidere e può sospendere i termini per chiedere informazioni. Le strade sono tre: via libera senza condizioni, via libera con prescrizioni, per esempio impegni sull’occupazione o sul mantenimento di stabilimenti e sedi, oppure veto. Chi omette la notifica rischia sanzioni pecuniarie anche molto elevate.

Un esempio dal risiko bancario

Nella primavera del 2025 il governo ha esercitato il golden power sull’offerta pubblica di scambio di Unicredit su Banco Bpm, indicando prescrizioni all’operazione. La vicenda è finita davanti al Tar Lazio (Tribunale amministrativo regionale), che a luglio 2025 ha accolto in parte il ricorso di Unicredit. Il caso mostra che il potere speciale può incidere su tempi e condizioni di un’offerta e che i suoi limiti sono oggetto di contenzioso.

Perché conta per l’azionista

Per chi detiene azioni di una società coinvolta, il golden power aggiunge un’incognita di calendario e di condizioni. Un’offerta pubblica può slittare in attesa della decisione oppure essere modificata per rispettare le prescrizioni. Il via libera del governo non garantisce però che l’offerta abbia successo, né che il prezzo proposto sia adeguato: sono valutazioni distinte.

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