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Revolut, sì alla licenza bancaria in Francia. Cosa cambia per i conti degli italiani

Revolut

Con la licenza bancaria ottenuta in Francia nasce Revolut Bank SA. Anche i clienti italiani passeranno sotto la nuova entità, e cambierà il fondo che garantisce i depositi

Revolut ha ottenuto la licenza bancaria in Francia. Revolut Bank SA, la nuova entità con sede a Parigi, ha incassato l’autorizzazione piena dopo l’esame congiunto dell’Acpr, l’autorità di vigilanza francese, e della Bce. La decisione è stata adottata dal Consiglio direttivo della Bce.

Fino a ieri i clienti europei del gruppo facevano capo a Revolut Bank UAB, l’entità lituana autorizzata dalla Banca di Lituania e vigilata dalla Bce. Da oggi, invece, quelli dell’Europa occidentale passeranno sotto il cappello francese, mentre la struttura lituana resterà in piedi per il resto dello Spazio economico europeo.

Nell’ultimo anno Revolut si è impegnata a investire oltre un miliardo di euro nell’area, dove dichiara circa 30 milioni di clienti su 75 milioni nel mondo, con più di 600 assunzioni in programma e il nuovo quartier generale parigino atteso per il 2027.

La Francia è solo il primo step. L’obiettivo di Revolut è allargarsi anche ad altri mercati, come Germania, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna.

Chi garantisce i depositi, e fino a quanto

La tutela dei depositi in Europa è armonizzata: 100mila euro per depositante e per banca. A cambiare, con il passaggio di entità, è il sistema nazionale che quella somma la eroga materialmente.

100.000 euro per depositante: il tetto è identico in Francia e in Lituania. A cambiare è il fondo che interviene.

Oggi, per un correntista di Revolut Bank UAB, l’interlocutore è il fondo di garanzia lituano. Con il passaggio a Revolut Bank SA diventerà quello francese, il Fonds de garantie des dépôts et de résolution.

In entrambi i casi si resta fuori dal Fondo interbancario di tutela dei depositi italiano: vale il principio del Paese d’origine, cioè quello che ha rilasciato la licenza. Non è una tutela minore, ma in caso di dissesto la pratica va aperta con un’autorità estera.

Che cosa cambia in pratica sul conto

Nel breve periodo poco o nulla. App, carta e Iban restano quelli. Le voci da tenere d’occhio quando la migrazione arriverà sono tre. La prima è l’Iban, che per molti clienti italiani è ancora lituano e con la nuova entità potrebbe diventare francese. Il divieto di discriminazione fissato dal regolamento europeo sui pagamenti vieta di rifiutare un Iban estero per addebiti e accrediti, ma nella pratica capita ancora.

La seconda è il contratto: una nuova entità significa condizioni riemesse, che vanno lette e non solo accettate. La terza è il fondo di garanzia di riferimento.

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