Con la multifirma nessuna singola chiave può spostare i fondi da sola: è la risposta al problema strutturale della custodia crypto
La custodia delle criptovalute poggia su un principio elegante e spietato: chi ha la chiave privata ha i fondi. Nessuna eccezione, nessun servizio clienti, nessuna procedura di recupero. Il che significa che una singola chiave è anche un singolo punto di rottura.
Il promemoria è arrivato l’8 agosto 2026, quando è stato reso noto il furto di oltre 1.800 bitcoinBitcoin è la prima e più famosa criptovaluta, creata nel 2... Leggi da dispositivi di custodia Coldcard. La multifirma è la struttura pensata proprio per rendere quel genere di attacco molto più difficile.
Come funziona uno schema 2 di 3
Un indirizzo multifirma, o multisig, è governato da più chiavi anziché da una. Nella configurazione più diffusa ne esistono tre e ne servono due per autorizzare qualsiasi movimento.
Il vantaggio si vede subito nei due scenari che contano. Se un ladro ti sottrae una chiave, non può muovere nulla: gliene serve un’altra, custodita altrove. Se tu perdi una chiave, non hai perso i fondi: con le due rimanenti recuperi tutto e ricostruisci lo schema.
Il tutto avviene sulla blockchainLa blockchain è un registro digitale distribuito che raccog... Leggi, senza intermediari. Non è un servizio che qualcuno ti offre: è una regola scritta nell’indirizzo stesso, che la rete fa rispettare.
La distribuzione conta più del numero
Uno schema a tre chiavi tenute nello stesso cassetto non protegge da nulla. Un furto in casa, un incendio o un allagamento se le porta via tutte insieme, e lo schema che doveva eliminare il punto unico di rottura ne ha semplicemente creato uno nuovo.
La distribuzione sensata prevede supporti diversi in luoghi diversi: un dispositivo hardware a casa, un secondo in cassetta di sicurezza, un terzo affidato a un soggetto terzo o a un familiare in un’altra città. L’obiettivo è che nessun singolo evento, né un ladro né un incendio, possa raggiungere due chiavi contemporaneamente.
Vale la pena usare anche dispositivi di produttori diversi. È l’unica difesa contro il caso in cui la vulnerabilità stia nel prodotto stesso, che è esattamente ciò che rende insidiosi episodi come quello di agosto.
Cosa non risolve
La multifirma protegge dal furto di una chiave, non dalla tua firma. Se ti convincono con l’inganno ad autorizzare una transazione, la autorizzi con due chiavi anziché con una e i fondi partono comunque.
Contro le truffe non esiste architettura tecnica che tenga: la difesa è verificare sempre sul display del dispositivo l’indirizzo di destinazione e l’importo, prima di confermare. È il momento in cui la maggior parte delle perdite avviene davvero.
Il prezzo della sicurezza
Sarebbe disonesto presentare la multifirma come una scelta senza costi. Ogni transazione richiede più passaggi e più firme, quindi non è adatta a fondi che si movimentano spesso.
Le commissioni di rete sono più alte, perché una transazione multifirma occupa più spazio nel blocco. Il backup si complica: oltre alle chiavi si deve conservare il descrittore, ossia il file che definisce la struttura dello schema, senza il quale ricostruire l’indirizzo diventa un’impresa anche avendo tutte le chiavi in mano.
E c’è la questione ereditaria, che quasi nessuno affronta finché è in tempo. Uno schema multifirma senza istruzioni scritte è, per gli eredi, indistinguibile da fondi persi. Se si decide di usarlo, documenta da qualche parte dove sono le chiavi e come si ricompone lo schema.
La regola pratica che ne discende è la stessa dei contanti: piccole somme che si usano spesso su un walletIl wallet è un portafoglio elettronico che memorizza carte ... Leggi semplice, il grosso del patrimonio su uno schema multifirma che si tocca due volte l’anno.
Torna a «Wallet e chiavi private: come custodire i propri fondi»