Certificati

Effetto memoria, la cedola del certificato che non si perde ma si mette in coda

Simbolo di percentuale disegnato dalle nuvole nel cielo

Che cos’è l’effetto memoria in un certificato, come recupera le cedole rimaste non pagate e quali soglie vanno lette prima di sottoscrivere

L’effetto memoria è il meccanismo che trasforma una cedola mancata in una cedola rinviata. Quando il sottostante scende sotto la soglia prevista, il premio non viene pagato ma resta contabilizzato, e verrà corrisposto per intero alla prima data in cui le condizioni tornano a essere rispettate.

È la caratteristica che rende i certificati cash collect più tolleranti rispetto ai certificati privi di questa clausola, e insieme quella che genera più fraintendimenti. Il premio recuperato non è un rendimento aggiuntivo, ma un arretrato.

L’effetto memoria al lavoro, mese per mese

I sette certificati Autocallable Cash Collect su indici azionari emessi da Goldman Sachs International a settembre 2026, quotati sul Sedex di Borsa Italiana, hanno una durata triennale, prezzo di emissione di 100 euro e premi mensili condizionati compresi fra lo 0,55 e l’1% del valore nominale. La condizione è che, alla data di valutazione mensile, tutti i sottostanti quotino a un valore pari o superiore al 70% del rispettivo livello iniziale.

Si ipotizzi un premio dell’1%. Nei primi tre mesi la condizione è soddisfatta e l’investitore incassa 1 euro al mese. Nel quarto e nel quinto mese uno dei sottostanti scivola sotto la barriera: nulla viene pagato, ma 2 euro restano in memoria. Nel sesto mese l’indice risale sopra la soglia e il certificato paga 3 euro in una sola volta, il premio del mese in corso più i due accantonati.

Senza effetto memoria quei 2 euro sarebbero andati perduti in modo definitivo. Con l’effetto memoria restano recuperabili fino all’ultima data utile, e vengono incassati tutti insieme.

Il limite che non viene quasi mai raccontato

Il recupero è condizionato, non garantito. Se il sottostante resta sotto la barriera premio fino alla scadenza, l’arretrato non viene mai pagato: la memoria conserva il diritto, non lo rende esigibile.

Ma anche nello scenario più favorevole, l’incasso ritardato vale meno di quello puntuale, perché quel denaro è rimasto indisponibile per mesi. Il meccanismo attenua l’irregolarità del flusso cedolare, non la annulla.

Tre soglie diverse che convivono nello stesso documento

La confusione più frequente riguarda il numero di livelli da monitorare, che sono tre e servono a scopi distinti.

La barriera premio decide se la cedola del mese viene pagata, ed è quella richiamata dall’effetto memoria: nei certificati di Goldman Sachs è fissata al 70% del valore iniziale. La barriera a scadenza decide invece che cosa accade al capitale nell’ultimo giorno: se alla data di valutazione finale tutti i sottostanti stanno sopra il 70%, l’investitore riceve 100 euro per certificato; se anche uno solo sta sotto, il rimborso segue la performance del peggiore. Nel caso in cui quel sottostante abbia perso la metà del valore, il rimborso scende a 50 euro.

Il terzo livello è il trigger di rimborso anticipato, cioè la soglia che, se raggiunta, fa chiudere il certificato prima della scadenza naturale. Nei certificati di Goldman coincide con il 100% del valore iniziale e diventa osservabile a partire dal nono mese. Se tutti i sottostanti tornano almeno sui livelli di partenza, il certificato viene richiamato, il capitale rimborsato e i premi successivi non vengono più corrisposti.

Perché il rimborso anticipato arriva sempre nel momento sbagliato

L’autocall, cioè il richiamo anticipato da parte dell’emittente, scatta quando i mercati salgono, esattamente quando il certificato sta pagando con regolarità e l’investitore avrebbe interesse a tenerlo. Il capitale torna indietro per intero, ma va reinvestito in condizioni che nel frattempo sono diventate meno generose, perché i premi offerti dalle nuove emissioni riflettono una volatilità più bassa.

La struttura, in sostanza, limita il guadagno in alto e lascia aperta la perdita in basso. Se i sottostanti salgono molto, il rendimento resta comunque fermo ai premi incassati; se il peggiore di essi crolla sotto la barriera finale, la perdita segue quel crollo fino all’azzeramento del capitale. A questo si aggiunge il rischio di credito dell’emittente, che in un certificato non è coperto da alcuna garanzia.

Un’ultima avvertenza riguarda il numero dei sottostanti. Le condizioni vengono verificate sul peggiore del gruppo, quindi aggiungere indici a un paniere non diversifica il rischio: lo aumenta, perché basta che uno solo scenda per far saltare la cedola o il rimborso.

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