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Bonus Cap certificate, il rendimento che arriva anche se il sottostante scende

Andamento di un sottostante fra la barriera e il cap di un Bonus Cap certificate

Come funziona un Bonus Cap certificate, che ruolo hanno la barriera e il tetto al rendimento e che cosa accade al capitale se il sottostante scende troppo

Un Bonus Cap certificate paga alla scadenza un importo stabilito in partenza anche se il sottostante nel frattempo è sceso. La condizione è una sola: che non abbia mai toccato un livello minimo. In cambio di questa protezione il guadagno non può superare un tetto.

I due numeri che decidono tutto

Il primo è la barriera, fissata sotto il valore iniziale del sottostante, in genere fra il 60 e il 70 per cento. Il secondo è il bonus, cioè l’importo che verrà rimborsato se la barriera resta intatta.

Un esempio rende il meccanismo evidente. Un certificato viene emesso quando l’azione sottostante vale 100, con barriera a 65 e bonus a 112. Se alla scadenza l’azione vale 90 e non è mai scesa sotto 65, il certificato rimborsa 112: il titolo ha perso il 10 per cento, lo strumento ne ha guadagnato il 12.

Perché esiste un tetto al guadagno

Il bonus non è un regalo dell’emittente, va finanziato. Chi compra il certificato rinuncia a tutta la parte di rialzo che eccede il livello del cap, e il valore di quella rinuncia paga la protezione sotto la barriera.

Nella maggior parte delle emissioni il cap coincide con il bonus. Nel caso dell’esempio, se l’azione alla scadenza vale 150 il certificato rimborsa comunque 112. È il limite strutturale dello strumento: funziona bene sui mercati laterali o moderatamente negativi, molto meno quando il sottostante corre.

Che cosa succede se la barriera viene toccata

Il bonus si spegne e il certificato torna a comportarsi come il sottostante. Chi lo detiene si ritrova con la perdita piena del titolo, senza più alcuna protezione ma con il tetto al rialzo ancora attivo nelle strutture meno favorevoli.

Conta molto il tipo di barriera. Quella continua viene violata se il sottostante scende sotto il livello anche solo per un istante durante la vita del prodotto. Quella rilevata alla scadenza guarda un unico giorno, l’ultimo, e ignora quello che è accaduto prima. La seconda è nettamente più protettiva, e infatti a parità di sottostante offre un bonus più basso.

Il costo nascosto e il rischio dell’emittente

Un Bonus Cap certificate non distribuisce i dividendi del sottostante. Quei flussi restano all’emittente e servono a costruire la struttura: su un’azione che rende il 4 per cento l’anno, un certificato a tre anni parte con circa 12 punti di svantaggio rispetto all’investimento diretto.

Va poi ricordato che il certificato è a tutti gli effetti un titolo di debito non garantito della banca che lo emette. Se l’emittente fallisce, la barriera e il bonus non contano più nulla. Il sottostante non viene mai acquistato dall’investitore, che detiene solo una promessa contrattuale.

Dove si comprano

La negoziazione avviene sul Sedex di Borsa Italiana, dove l’emittente espone di continuo prezzi in acquisto e in vendita. Il 24 agosto Vontobel ha quotato sei nuovi Bonus Cap costruiti su titoli che hanno perso terreno nella prima parte dell’anno, una scelta tipica: più il sottostante è già sceso, più la barriera risulta lontana.

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