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Mandato Bce, quel 2% costa caro all’Europa

La sede della Banca centrale europea a Francoforte

Il mandato Bce, costruito sulla sola stabilità dei prezzi, rischia di soffocare un ciclo di crescita nominale che potrebbe far scendere il debito pubblico

di Frédéric Leroux, head of cross asset e fund manager di Carmignac

Dalla fine del 2022 l’intelligenza artificiale sta trasformando l’economia. Gli investimenti necessari per la sua diffusione fino al 2030 saranno sette volte superiori, in dollari costanti, a quelli della rivoluzione di Internet. In Europa, dove la dinamica è frenata dalla scarsità di operatori di scala mondiale, si aggiunge il riarmo militare imposto dalle pressioni statunitensi. E in tutto l’emisfero settentrionale il moltiplicarsi degli eventi meteorologici estremi impone programmi di investimento imponenti per adattare infrastrutture e territori.

Frédéric Leroux, head of cross asset e fund manager di Carmignac
Frédéric Leroux, head of cross asset e fund manager di Carmignac

Sono tre driver di crescita che si sommano. Nello stesso tempo il ciclo geopolitico, diventato più bellicoso, continua a spingere i prezzi del petrolio e dei suoi derivati, a destabilizzare le catene di produzione e a portare al potere leader favorevoli alla riduzione dell’immigrazione. L’inflazione ha il vento in poppa. I prossimi anni potrebbero quindi essere segnati da una crescita nominale forte, alimentata da una crescita reale dinamica e da un’inflazione resiliente.

Un regime diverso da quello dei vent’anni passati

Il percorso che si sta delineando è l’opposto di quello dei due decenni precedenti: crescita stagnante, inflazione bassissima, tassi schiacciati e un aumento inesorabile del debito pubblico, con interrogativi crescenti sulla sua sostenibilità. Se crescita debole, inflazione bassa e tassi bassi sono stati accompagnati da un’impennata del debito, una crescita più sostenuta con inflazione resiliente e tassi più alti non potrebbe offrire l’occasione per ridurlo?

L’esperienza recente dice di sì. Dal picco pandemico del 2020 il debito pubblico mondiale è sceso dal 100% al 93% del Pil globale nel 2024, in un contesto di inflazione elevata e crescita reale robusta. La storia economica conferma: molti Paesi sviluppati hanno ridotto il debito alla fine dei Trenta Gloriosi, e altri casi si sono visti in Spagna, in Italia e in Svizzera intorno al 2000, quando inflazione e crescita reale erano entrambe sostenute.

Come la crescita nominale erode il debito

La meccanica è semplice. Il rapporto tra debito e Pil scende quando la crescita nominale supera il costo medio del debito quanto basta ad assorbire il deficit primario. Resta da impedire che le aspettative di inflazione si impennino, così da tenere a bada i tassi di interesse.

È esattamente quanto è accaduto dopo la pandemia. Italia e Spagna hanno prolungato la riduzione del debito fino a oggi, grazie a una crescita reale rimasta solida, a un’inflazione resiliente e a un deficit in calo. Sono stati aiutati da tassi di riferimento della Banca centrale europea bassi rispetto alle dinamiche interne dei due Paesi: tassi troppo bassi, ma tenuti stabili, hanno dimostrato la loro efficacia. La Francia ha seguito il percorso opposto, con la crescita nominale tornata vicina al costo medio del debito, il deficit in allargamento e il debito che sale vertiginosamente.

Il confronto con la Federal Reserve

Prolungare queste fasi richiederebbe un aggiornamento della politica monetaria europea e l’abbandono parziale dei riflessi acquisiti nell’era della bassa inflazione, quelli che hanno portato la Bce a fissare l’obiettivo molto arbitrario del 2%. Mantenere questa ortodossia rischia oggi di soffocare una crescita potenzialmente forte senza eliminare un’inflazione diventata in parte strutturale, per effetto di cambiamenti demografici e geopolitici ormai evidenti.

Il mandato della Bce, incentrato solo sulla stabilità dei prezzi, impedisce di accompagnare un regime di crescita nominale elevata. Il doppio mandato della Federal Reserve, stabilità dei prezzi e piena occupazione, concede molta più flessibilità: negli Stati Uniti l’obiettivo di inflazione viene superato ogni mese da oltre cinque anni. E i risultati si vedono. Dal 2023 la crescita cumulata è stata dell’8% negli Stati Uniti, contro il 2,7% dell’Eurozona.

Che cosa servirebbe adesso

Il Vecchio Continente sta forse perdendo un’occasione rara di crescere più in fretta e ridurre il proprio debito, per mancanza di un doppio mandato come quello americano o di un obiettivo che ottimizzi la crescita nominale nel rispetto dell’inflazione.

La revisione del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, necessaria per modificare il mandato della Bce, è un processo lungo che parte dalla proposta di uno degli Stati membri. Una proposta del genere avrebbe almeno il merito di aprire il dibattito. Le uniche battaglie perse in partenza sono quelle che non si combattono.

Per approfondire

Spirale salari-prezzi, quando l’inflazione impara ad alimentarsi da sola

Banche centrali, sui tassi decidono i prezzi dell’energia

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