Credito e prestiti Primo piano

Centrale rischi, cosa sanno le banche dati dei debitori

Prospetto di numeri e tabelle con una moneta e una penna

Come funziona la centrale rischi, quali dati registrano i sistemi di informazione creditizia e per quanto tempo un ritardo nei pagamenti resta visibile a chi valuta una richiesta di prestito

Prima di concedere un finanziamento ogni banca consulta archivi che raccontano la storia creditizia del richiedente: quanti prestiti ha in corso, se li ha rimborsati con regolarità, se qualcuno è finito male. Sono i sistemi di informazione creditizia, e quello che contengono pesa sull’esito della domanda quanto il reddito dichiarato.

Secondo la Mappa del Credito di Mister Credit, l’osservatorio di Crif, nel primo semestre del 2026 sono cresciuti gli italiani con almeno un finanziamento attivo ed è tornato a salire l’indebitamento medio, arrivato a 32.899 euro. Più contratti in circolazione significa più informazioni registrate.

Due archivi diversi, che quasi tutti confondono

La Centrale dei rischi è gestita da Banca d’Italia. Raccoglie le posizioni segnalate da banche e società finanziarie a partire da una determinata soglia: 30mila euro di esposizione complessiva verso un singolo intermediario, che scende a 250 euro quando la posizione viene classificata a sofferenza. È uno strumento di vigilanza prima ancora che di valutazione commerciale, e per la maggior parte dei prestiti al consumo non viene nemmeno raggiunta la soglia.

Accanto a quella pubblica operano i sistemi di informazione creditizia privati, i cosiddetti Sic. In Italia i principali sono Eurisc, gestito da Crif, e gli archivi di Experian e di Ctc. Qui non esiste alcuna soglia minima: viene registrato anche il prestito da 1.500 euro per un elettrodomestico, e sono questi archivi a essere consultati nella quasi totalità delle istruttorie sul credito alle famiglie.

Che cosa viene effettivamente registrato

Dentro un Sic finiscono le richieste di finanziamento presentate, i contratti in essere con importo, durata e rata, e soprattutto l’andamento dei rimborsi mese per mese. Il dato non è binario: distingue fra chi paga puntualmente, chi accumula una o due rate di ritardo e chi ne salta tre o più.

Non esiste un elenco dei cosiddetti cattivi pagatori inteso come lista separata: esiste un unico archivio che contiene sia le informazioni positive sia quelle negative. Chi non ha mai chiesto un prestito non ha una storia creditizia impeccabile, semplicemente non ne ha nessuna, e questo può risultare penalizzante quanto un ritardo.

Quanto durano le informazioni

I tempi di conservazione sono fissati dal codice di condotta che disciplina i Sic e non dipendono dalla singola società. La richiesta di credito in corso di istruttoria resta visibile per 180 giorni. Se la domanda viene rifiutata o ritirata, il dato sparisce dopo 30 giorni.

Per i ritardi la durata dipende dalla gravità e decorre dalla regolarizzazione, non dalla scadenza originaria. Uno o due pagamenti in ritardo poi recuperati restano registrati dodici mesi. Tre o più rate pagate in ritardo restano ventiquattro mesi. Le posizioni mai sanate rimangono trentasei mesi dalla data di scadenza contrattuale del rapporto. I rapporti chiusi regolarmente, infine, restano consultabili per sessanta mesi.

La conseguenza pratica è che un ritardo recuperato in fretta pesa molto meno di uno lasciato in sospeso, e che il conto alla rovescia parte solo quando la posizione viene messa a posto. Rinviare la regolarizzazione allunga il periodo in cui il dato resta visibile.

Il rapporto fra rata e reddito

Accanto alla storia dei pagamenti l’istruttoria guarda alla sostenibilità della nuova rata. Il parametro più usato mette a confronto l’insieme delle rate mensili già in carico e il reddito netto disponibile.

Non esiste una soglia stabilita per legge, ma la prassi prudenziale degli intermediari si ferma in genere fra il 30 e il 35 per cento. Superata quella percentuale la domanda viene respinta anche in presenza di una storia creditizia impeccabile, perché il problema non è più l’affidabilità del debitore ma la capienza del suo bilancio familiare.

Come consultare i propri dati e correggerli

L’accesso ai dati registrati è un diritto e non ha costi. Per gli archivi privati la richiesta si presenta al gestore del sistema, che deve rispondere indicando quali informazioni detiene, chi le ha comunicate e da quando. Per la Centrale dei rischi l’istanza va rivolta a Banca d’Italia, che fornisce il prospetto delle segnalazioni ricevute.

Se un dato risulta errato la rettifica va chiesta all’intermediario che lo ha trasmesso, perché è quest’ultimo il titolare della segnalazione: il gestore dell’archivio non può modificare di propria iniziativa un’informazione che non ha prodotto. In caso di risposta insoddisfacente restano la strada del reclamo all’Arbitro bancario finanziario e quella del ricorso al Garante per la protezione dei dati personali.

Una verifica preventiva, prima di presentare una domanda importante come un mutuo, evita di scoprire troppo tardi che una vecchia rata mai chiusa sta ancora facendo il suo effetto.

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