Truffe e tutela del risparmiatore

Phishing e truffe sul conto corrente, come riconoscerle

Un milione e ottocentomila italiani colpiti da truffe sul conto corrente in un anno, per un danno stimato oltre un miliardo di euro: le tecniche più diffuse e i segnali per riconoscerle in tempo

Il conto corrente resta il bersaglio preferito di chi organizza truffe online, perché è il punto in cui transitano i pagamenti quotidiani ed è quindi il più facile da collegare a un guadagno immediato. Le tecniche cambiano nel tempo, ma alcuni schemi di base restano riconoscibili se si sa cosa cercare.

Phishing, smishing e vishing

Il phishing è l’invio di comunicazioni false, quasi sempre email, che imitano la grafica della propria banca per indurre a inserire credenziali di accesso o dati della carta su un sito clone. Lo smishing è la stessa tecnica applicata agli sms, spesso con un link che rimanda a una pagina di accesso contraffatta. Il vishing avviene invece per telefono: chi chiama si finge un addetto della banca, spesso dopo aver già raccolto alcuni dati personali della vittima, per aumentare la credibilità della richiesta.

Un tratto comune alle tre tecniche è la pressione temporale: il messaggio o la chiamata segnalano un problema urgente, un accesso sospetto o un pagamento da bloccare, per spingere a reagire senza verificare.

Perché nessuna banca chiede credenziali per telefono o email

Le banche non chiedono mai, né per email né per telefono né per sms, di comunicare la password completa, il codice dispositivo o il codice ricevuto via sms per autorizzare un’operazione. Qualunque richiesta di questo tipo, per quanto convincente possa apparire la comunicazione che la accompagna, è un segnale di truffa. In caso di dubbio, la verifica più sicura resta chiamare la banca a un numero già noto, mai quello indicato nel messaggio ricevuto.

Cosa fare se è già successo

Chi si accorge di aver comunicato dati sensibili o di aver autorizzato un pagamento non riconosciuto deve contattare subito la propria banca per bloccare la carta o il conto, e sporgere denuncia alle forze dell’ordine. La direttiva europea sui servizi di pagamento prevede un diritto al rimborso per le operazioni non autorizzate, a condizione di aver agito senza negligenza grave e di aver segnalato l’accaduto senza ritardo: per questo la tempestività della segnalazione incide sulla possibilità di recuperare la somma sottratta.

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Andrea Dragoni
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