Opinioni

Azionario Europa, dove gli utili tengono nonostante la Cina

L’azionario Europa resta interessante dove le barriere all’ingresso sono alte e il potere di fissazione dei prezzi tiene, mentre la crescita si sposta verso Spagna, Grecia e Irlanda. L’analisi di Tom O’Hara, investment director european equities di Gam

di Tom O’Hara, investment director european equities di Gam

L’estate ha messo alla prova l’azionario Europa. Il petrolio è tornato sopra i 100 dollari al barile dopo essere sceso a quasi 70 a inizio luglio, l’instabilità politica è cresciuta in Francia e in Germania, i costi di finanziamento sono saliti. Eppure le occasioni non sono sparite: si sono spostate.

Dove reggono gli utili dell’azionario Europa

Continuiamo a individuare opportunità nelle società europee i cui utili sono diventati più resilienti, sostenuti dal potere di fissazione dei prezzi e dall’esposizione a cicli di spesa in conto capitale critici e di lungo periodo.

Tom O’Hara, investment director european equities di Gam

Anche la leadership economica del continente sta diventando più dispersiva. Diverse economie più piccole, fra cui Spagna, Grecia e Irlanda, registrano una crescita sottostante più forte di quella delle maggiori economie della regione. Gli ultimi annunci di tagli fiscali da parte della Grecia dicono quanto sia cambiata la sua posizione dalla crisi del debito sovrano. Le occasioni di investimento si estendono ormai ben oltre il tradizionale asse fra Germania, Francia e Regno Unito.

Che cosa sono i settori Halo

Continuiamo a privilegiare i settori Halo (hard asset, low obsolescence): aziende e comparti che riteniamo sempre più cruciali per la sovranità, la sicurezza e la resilienza economica in un mondo multipolare. È un tema che tiene conto di una realtà più volatile, ad alta intensità di capitale e strategicamente frammentata.

Per alcune parti d’Europa è una difficoltà. Per le aziende che controllano asset fisici difficili da replicare, hanno potere di determinazione dei prezzi e corrono un basso rischio di obsolescenza legato all’intelligenza artificiale, è un vantaggio.

Lo shock cinese e i settori che resistono

La concorrenza cinese continua a mettere in difficoltà l’Europa e si espande in nuovi comparti. L’ultimo profit warning di Volkswagen e i piani per circa 50mila ulteriori tagli di posti di lavoro misurano la pressione sul modello automobilistico tedesco. La sfida arriva ora anche sui veicoli commerciali: alla fiera Iaa Transportation di Hannover, a settembre, Byd ha presentato il suo autocarro pesante elettrico Ett 445 insieme a una gamma ampliata per il mercato europeo. E marchi di lusso cinesi come Laopu Gold mettono in discussione il presupposto che la tradizione europea garantisca un vantaggio duraturo presso i consumatori cinesi.

L’Europa sta iniziando a reagire. Il nuovo regime sull’acciaio riduce le quote di importazione esenti da dazi del 47% rispetto al quadro del 2024 e raddoppia al 50% il dazio sulle importazioni eccedenti la quota. Intravediamo un potenziale miglioramento del contesto competitivo per i produttori europei, ArcelorMittal compresa. Chimica e materie plastiche chiedono ulteriori misure di protezione commerciale, mentre cresce la pressione sui veicoli ibridi cinesi.

Resta un equilibrio difficile da raggiungere. Nell’auto la Germania si è mostrata cauta su dazi più estesi, vista la sua ampia base di clienti cinesi. Nella chimica i costi energetici molto elevati in Europa possono essere risolti, in ultima analisi, solo con una politica energetica più efficace.

Nonostante il pessimismo diffuso, molti dei maggiori settori industriali europei conservano barriere all’ingresso durature. L’aerospaziale civile è uno dei vincitori globali del continente, forse proprio grazie alla sua forte dipendenza da regolamentazione e sicurezza, una delle grandi specializzazioni europee. Gli appalti nella difesa sono sempre più orientati verso l’interno, e il panorama delle start-up europee del settore cresce: Helsing vanta una valutazione multimiliardaria in dollari. Nelle nostre strategie privilegiamo aerospaziale civile, difesa e industriale.

Perché l’inflazione pesa meno del 2022

Uno shock inflazionistico causato dai prezzi dell’energia preoccupa l’Europa più di altre aree, data la forte dipendenza dall’energia importata. Petrolio e gas fanno salire i costi, riducono il potere d’acquisto delle famiglie e complicano la politica monetaria.

Le aziende dei beni di consumo che hanno alzato molto i prezzi dopo la pandemia trovano oggi clienti meno disposti ad assorbire ulteriori rincari, e restano esposte all’inflazione del costo del venduto. Siamo cauti su quel comparto, con l’eccezione delle compagnie aeree, dove la pressione dell’aumento dei costi del carburante è già in gran parte scontata nei prezzi delle azioni.

Il ciclo inflazionistico del 2022-23 ha però lasciato a molte società industriali un’esperienza preziosa nella ridefinizione dei prezzi contrattuali e nella tutela della redditività. Finora molte delle industriali che preferiamo considerano gestibile l’inflazione dei costi energetici e di trasporto, grazie a un potere di determinazione dei prezzi più solido e alla protezione contrattuale.

I tassi pesano sugli investimenti di lungo periodo come utility, infrastrutture e difesa. Riteniamo però che molti di quei programmi siano talmente cruciali per la sopravvivenza dell’Europa da proseguire comunque, nonostante i maggiori costi di finanziamento. I conti, semplicemente, andranno pareggiati altrove.

Tom O’Hara è investment director european equities di Gam

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