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Prezzo del petrolio, perché resta fermo a 100 dollari

Il prezzo del petrolio resta sopra i 100 dollari al barile anche se i transiti nello Stretto di Hormuz sono risaliti all’85-90% dei volumi precedenti al conflitto

di Anthony Willis, senior economist di Columbia Threadneedle Investments

Il prezzo del petrolio non scende, nonostante dal Medio Oriente siano arrivati segnali incoraggianti sull’offerta fisica. Per chi investe la lettura è una sola: il premio per il rischio sull’energia non sparirà in fretta.

Perché il prezzo del petrolio non scende

A settembre il traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz è aumentato, con un rialzo sia dei transiti visibili sia di quelli meno facilmente tracciabili. I flussi sono tornati a circa l’85-90% dei volumi precedenti al conflitto. Questo ha contribuito a contenere ulteriori pressioni al rialzo sul greggio.

Anthony Willis, senior economist di Columbia Threadneedle Investments
Anthony Willis, senior economist di Columbia Threadneedle Investments

Ripristinare i flussi, però, è solo una parte della sfida. Le catene di approvvigionamento restano compromesse e la ricostituzione delle scorte continua a sostenere la domanda. La ripresa delle esportazioni non ha prodotto un calo proporzionale dei prezzi.

I nuovi attacchi alle navi registrati a ottobre, insieme alla prima ritorsione statunitense dello scorso fine settimana, confermano che il ritorno alla normalità difficilmente sarà lineare.

La disputa che resta aperta

L’Iran cerca di imporre le proprie condizioni sul traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti si oppongono. L’aumento dei volumi offre un percorso plausibile verso condizioni più normali, ma la recente escalation dimostra che il rischio di interruzioni resta concreto. La possibilità di ulteriori azioni militari statunitensi implica che non si può escludere un nuovo allargamento del conflitto.

Gli sviluppi della guerra tra Russia e Ucraina sono una seconda fonte di incertezza. Le notizie di un possibile cessate il fuoco sulle infrastrutture energetiche sarebbero, se confermate, un fattore costruttivo: la rete di raffinazione russa ha subito danni significativi a causa degli attacchi ucraini, e questo limita l’offerta di prodotti raffinati.

Le ultime indiscrezioni, però, non sono state confermate dal Cremlino e seguono titoli analoghi di settembre che alla fine non hanno avuto seguito. Meglio la prudenza dell’attesa di un sollievo imminente.

Perché il diesel costa più del greggio

In questo quadro la distinzione tra petrolio greggio e prodotti raffinati è decisiva. Le pressioni sulla capacità di raffinazione tengono i prezzi del diesel nettamente più alti di quelli del greggio. Le raffinerie statunitensi operano vicino al limite, la capacità europea è ridotta, il tasso di utilizzo in Russia è calato drasticamente e la raffinazione in Medio Oriente resta compromessa dal conflitto.

Anche se l’offerta di greggio migliora, quindi, le strozzature nel sistema di raffinazione possono mantenere elevati i prezzi del diesel. Per l’amministrazione statunitense è una sfida politica ed economica immediata, a ridosso delle elezioni di metà mandato: le misure per alleggerire il peso sui consumatori offrono un certo sostegno, ma difficilmente abbasseranno molto i prezzi nel breve periodo.

Le pressioni, poi, non riguardano soltanto i carburanti per i trasporti. Le interruzioni in corso si ripercuotono anche su gas naturale liquefatto, zolfo, fertilizzanti e altri prodotti che dipendono da rotte commerciali regionali sicure.

Che cosa resta da monitorare

Sul piano politico la situazione assomiglia a una fase di stallo. I negoziati potrebbero aprire spazi per una de-escalation, ma l’Iran sembra disposto ad assorbire la pressione economica e a perseguire una strategia di più lungo periodo. Il regime resta al potere e ha mostrato scarsa disponibilità a fare concessioni sulle posizioni negoziali discusse all’inizio dell’anno.

Il messaggio centrale è che il miglioramento dei dati sul traffico navale non va scambiato per una soluzione definitiva. La fragilità del quadro di sicurezza, la limitata capacità di raffinazione e il rischio geopolitico sono destinati a tenere alti i prezzi del petrolio e dei prodotti raffinati.

Allo stesso tempo, la resilienza mostrata dall’economia globale negli ultimi due mesi è stata incoraggiante. I mercati continueranno probabilmente a bilanciare il miglioramento dell’offerta fisica con un premio per il rischio ancora consistente.

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