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Inflazione dell’Eurozona, il gas riapre la strada ai rialzi

Grafici e quotazioni dei mercati finanziari

L’inflazione dell’Eurozona è già al 3,8 per cento e con i future sul gas sopra i 100 euro può arrivare al 4,5, costringendo la Bce a un rialzo a dicembre e a un altro nel primo trimestre

di Mark Dowding, fixed income cio di Rbc Bluebay Asset Management

L’inflazione dell’Eurozona non ha ancora toccato il punto più alto. L’indice dei prezzi al consumo è salito al 3,8 per cento e la corsa del gas rischia di spingerlo fino al 4,5, con la Bce costretta a tornare ad alzare i tassi proprio mentre il quadro geopolitico si fa più pesante.

Mark Dowding, fixed income cio di Rbc Bluebay Asset Management

Perché l’inflazione dell’Eurozona può salire al 4,5 per cento

L’ultima riunione della Bce ha avuto un tono relativamente accomodante e Lagarde ha annunciato le dimissioni dalla presidenza, aprendo la corsa alla successione. Nel frattempo, però, i future sul gas Ttf hanno superato i 100 euro, in parte per i timori sull’offerta in un mercato già teso.

Secondo gli analisti di materie prime con cui abbiamo parlato, i prezzi più alti del petrolio sostengono la domanda di gas da parte degli acquirenti asiatici. E poiché gli europei devono ancora ricostituire le scorte, un ulteriore rialzo nel prossimo mese appare probabile. È da qui che nasce la stima di un’inflazione in area 4,5 per cento, e resta quindi molto probabile che la Bce debba alzare i tassi a dicembre e di nuovo nel primo trimestre.

La Fed è ferma, ma i rialzi sono già scritti

I rendimenti dei Treasury sono rimasti pressoché invariati dopo la decisione della Federal Reserve di lasciare i tassi al 3,88 per cento. La pausa era ampiamente attesa, anche se Warsh ha fatto ben poco per smentire l’ipotesi di un rialzo a dicembre e di un altro nel primo trimestre.

A quel punto tre rialzi complessivi avranno annullato l’allentamento varato da Powell nel 2025, riportando la politica monetaria in territorio neutrale. Con l’inflazione americana sopra l’obiettivo da quasi sei anni, difficilmente la Fed potrà permettersi un atteggiamento più morbido finché i prezzi non avranno imboccato una traiettoria discendente credibile verso il 2 per cento.

Il Medio Oriente e che cosa farne della duration

I tentativi di negoziare un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran sono in gran parte arrivati a un punto morto. Fino a ieri la logica suggeriva che Trump non avrebbe voluto azioni capaci di far impennare i prezzi dell’energia prima del voto di metà mandato. Superate le elezioni, quel vincolo viene meno.

È difficile assegnare probabilità precise a un’escalation militare, ma una finestra d’azione nel prossimo mese ci sembra plausibile intorno al 30 per cento. Uno scontro aperto spingerebbe ancora più in alto i prezzi dell’energia e aggraverebbe lo shock inflazionistico già in corso. Per questo riteniamo che sia il momento opportuno per chiudere le posizioni lunghe in duration sui mercati dei tassi dei Paesi sviluppati.

Francia e Regno Unito, due storie diverse

Sulla Francia l’attenuazione almeno parziale delle tensioni ha portato un gradito sollievo. Gli Oat sembravano ipervenduti, con spread più ampi di quelli dell’Albania, e la conferma del rating Aa3 da parte di Moody’s ha allentato la pressione in vendita. I problemi strutturali restano però irrisolti: dopo aver aumentato l’esposizione quando gli spread erano ai massimi, ora siamo orientati a ridurla.

Nel Regno Unito la legge di bilancio è stata in gran parte un non-evento. Il nodo è altrove: le bollette energetiche regolate da Ofgem dovrebbero aumentare del 38,6 per cento entro aprile e, a quel punto, è difficile pensare che l’inflazione britannica non superi il 5 per cento. La Bank of England dovrebbe alzare i tassi la prossima settimana, e sarà il primo di una serie di rialzi.

Brasile, il mercato ha reagito troppo

La vittoria a sorpresa di Lula contro Flavio Bolsonaro ha prodotto una brusca rivalutazione al ribasso degli asset brasiliani: la valuta ha perso il 10 per cento prima di rimbalzare e i tassi locali sono saliti di oltre 250 punti base. Molti investitori erano posizionati nella direzione sbagliata e la chiusura forzata tramite stop loss ha amplificato i movimenti.

Riteniamo però che la reazione sia stata eccessiva. In Brasile Lula rappresenta la continuità, non il cambiamento, e non sembrano esserci molte ragioni perché i mercati non tornino ai livelli di inizio anno. Se, come ci aspettiamo, la scelta del ministro delle Finanze cadrà su una figura fiscalmente conservatrice, gli spazi per un rally di recupero potrebbero essere ancora maggiori.

Dove resta il valore

Sul credito legato all’intelligenza artificiale il sentiment può restare fragile: non si vede alcun segnale concreto di rallentamento delle emissioni, quindi i fattori tecnici resteranno sfavorevoli, perché gli investitori dovranno vendere per fare spazio alla nuova offerta. Fuori da quel perimetro, invece, la rivalutazione degli spread ha riportato nel credito investment grade più valore di quanto non si vedesse da diversi mesi.

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