Il rating Italia arriva alla revisione di venerdì con il debito sceso al 136,7% del Pil e l’avanzo primario salito allo 0,8%: restano però due vulnerabilità
di Gianni Piazzoli, chief investment officer di Vontobel Wealth Management Sim
Il ratingIl rating è una misura della capacità di uno Stato o di un... Leggi Italia torna sul tavolo di Moody’s venerdì, e l’agenzia arriva alla revisione con un quadro complessivamente coerente con le condizioni che avevano giustificato la promozione a Baa2 del novembre 2025.
Cosa gioca a favore
Il primo elemento favorevole è la revisione del Prodotto interno lordo. La crescita reale del 2025 è stata alzata da +0,5% a +0,6%, sostenuta dalla maggiore domanda interna, fra consumi, investimenti e scorte, a fronte di un contributo estero più debole.
Sul fronte dei conti pubblici il deficit 2025 resta al 3,1%, un dato che Moody’s aveva già incorporato a marzo. La composizione, però, è relativamente favorevole: il saldo primario sale a +0,8% del PilIl Pil, o prodotto interno lordo, misura il valore complessi... Leggi dal precedente 0,7%, le entrate risultano più elevate e la revisione della spesa riguarda in prevalenza il conto capitale.
Il maggiore PilIl Pil, o prodotto interno lordo, misura il valore complessi... Leggi nominale porta inoltre il rapporto debito/Pil al 136,7%, contro il 137,1% stimato in precedenza.
Il ruolo degli investitori esteri
Un ulteriore elemento di supporto è il maggiore coinvolgimento degli investitori esteri nel mercato dei titoli di Stato italiani. È rilevante perché Moody’s considera già la solida base di investitori un fattore positivo per la capacità di finanziamento dell’Italia. Una domanda estera più ampia rende la platea degli acquirenti più diversificata e facilita l’assorbimento dell’elevato fabbisogno di emissioni.
Le due vulnerabilità
Restano tuttavia due punti deboli: una crescita potenziale modesta e il progressivo aumento del costo medio del debito.
Il nodo centrale per Moody’s sarà quindi verificare se avanzi primari, crescita e domanda degli investitori siano sufficienti a rendere credibile la discesa del rapporto debito/Pil a partire dal 2027, come indicato nel Documento di finanza pubblica di aprile.