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Come si legge una trimestrale. Cosa guardare nei conti oltre l’utile

Numeri blu su sfondo scuro che richiamano i dati di una trimestrale

La trimestrale è il documento con cui una società quotata rende conto dei risultati di tre mesi e si legge meglio guardando oltre l’utile

Quattro volte l’anno le società quotate pubblicano i propri conti. Generalmente si guarda l’utile in crescita o in calo, ma è un dato che da solo racconta poco. La trimestrale si capisce meglio partendo da un confronto: quello con le attese degli analisti.

La trimestrale e il confronto con le attese

Prima dei risultati gli analisti pubblicano le loro stime. La media di queste previsioni si chiama consensus. In Borsa conta spesso più la distanza dal consensus che il numero in sé: un utile in crescita può deludere se il mercato si aspettava di più.

Un esempio con numeri
Una società comunica un utile netto di 110 milioni di euro, in crescita del 10% sull’anno precedente. Il consensus era però di 120 milioni. Il risultato è migliorato, ma è inferiore alle attese, e il titolo può scendere.

Dai ricavi all’utile

La lettura parte dai ricavi, cioè dalle vendite. Poi si passa all’Ebitda (il margine operativo lordo, ossia il risultato prima di interessi, imposte e ammortamenti) e infine all’utile netto. Se i ricavi crescono e l’utile no, qualcosa ha assorbito i margini: costi più alti, prezzi di vendita più bassi o maggiori oneri finanziari.

Poste straordinarie e debito netto

Un utile può essere gonfiato da voci che non si ripetono, per esempio la vendita di un immobile o di una partecipazione. Le società le indicano a parte, e conviene guardare il risultato al netto di queste poste. Va osservato anche il debito netto, cioè i debiti finanziari meno la liquidità: se sale mentre l’utile cresce, la crescita è stata finanziata a credito.

La guidance

Spesso la parte più seguita dal mercato non riguarda il passato. La guidance è l’indicazione che la società dà sull’andamento atteso dei mesi successivi. Una guidance rivista al rialzo può far salire un titolo anche con conti trimestrali poco brillanti, e viceversa.

Il confronto giusto

Un trimestre va confrontato con lo stesso periodo dell’anno precedente, non con quello appena concluso, perché molte attività hanno una forte stagionalità. Contano anche i cambi: un’impresa che vende all’estero può vedere ricavi e utili variare solo per l’effetto della valuta.

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